Il primo volume della Bibliografia Gramsciana
Ragionata
Marco Albeltaro
La nostra è l’epoca degli «opinionismi», anche in ambito storiografico, per cui
sovente capita di sentire accreditate come vere le più assurde invenzioni e le
più improbabili elucubrazioni. Serve quindi una bussola per orientarsi tra il
vero e il falso, tra gli studi seri e quelli raffazzonati, tra i contributi
meritevoli di rimanere capisaldi della storiografia e i testi destinati a
durare poco più di un giorno. Questa bussola è data dalle bibliografie – delle
“biografie ragionate” in primo luogo – che, come sosteneva Luigi Firpo, servono più per «togliere» che per «mettere». Per
«sceverare il grano dal loglio», scrive Angelo d’Orsi nella Presentazione del primo volume della Bibliografia gramsciana
ragionata I. 1922-1965 (Roma, Viella, 2008, pp.
354) da lui ideata e diretta. Questo volume, il primo di una serie di tre
destinati a coprire l’arco temporale 1922-2007, costituisce uno dei più importanti
e ambiziosi contributi alla conoscenza dell’opera di e su Gramsci degli
ultimi anni.
Siamo infatti
abituati, nel campo degli studi gramsciani, alla pur
utilissima bibliografia «nuda» avviata da John Cammett
e proseguita da Maria Luisa Righi e Francesco Giasi.
La BGR in più si propone di schedare,
riassumendone il contenuto in poche agevoli notazioni, tutto ciò che è stato pubblicato su Gramsci dal 1922 al 2007. Il primo
volume si apre infatti con la schedatura del primo
ritratto di Gramsci dovuto alla penna di Piero Gobetti (Storia dei comunisti torinesi scritta da un liberale, in La Rivoluzione liberale, 2 aprile 1922, n.
7), marcando così l’inizio dell’interesse per l’opera gramsciana
(pur non essendo assenti, nel periodo precedente, riferimenti comunista sardo,
in particolare nella stampa legata al Pcd’I), e si
chiude col 1965, anno della pubblicazione delle Lettere dal carcere nell’edizione a cura di Elsa Fubini e Sergio Caprioglio.
La consultazione della BGR cui, sotto la direzione di D’Orsi,
ha lavorato un nutrito gruppo di studiosi, in gran parte giovani (Guido Liguori, Francesca Chiarotto, Pompeo Leonardo D’Alessandro, Alessandro Errico, Luca Grigoli, Alexander Höbel, Lelio La Porta, Gesualdo Maffia, Chiara Meta, Giovanna Savant,
Giacomo Tarascio), risulta
facilitata dalla divisione in sezioni cronologiche (una per anno) al cui interno
le schede sono organizzate a seconda del livello bibliografico (monografie,
atti di convegni, prefazioni, saggi, articoli ecc.). Ciò giova al lettore nella
ricerca del testo desiderato e gli consente anche di individuarne, in
particolare nel caso di monografie e atti, le recensioni esistenti. Affiancano
le schede alcuni apparati di grande utilità quali gli indici degli autori,
curatori, prefatori, traduttori e illustratori (perché – giova notarlo – vengono censite anche opere di carattere creativo quali
racconti, romanzi, poesie, canzoni ecc.) e un regesto delle testate periodiche
citate che consente di muoversi nei meandri di numerosissimi fogli scomparsi e
spesso dimenticati.
Consultando il primo volume della
BGR è possibile notare come
l’interesse per Gramsci mostri un andamento crescente col passare degli anni.
Dai pochissimi contributi, di tono politico e spesso propagandistico dei primi
anni, con una particolare concentrazione nel 1933-1937, si passa a un
incremento delle pubblicazioni pressoché costante che tocca i picchi di
maggiore numerosità negli anni degli anniversari di
nascita e morte. Se nel 1938 viene pubblicato il primo
volume interamente dedicato al dirigente da scomparso l’anno precedente (Gramsci, Parigi, Edizioni Italiane di
Coltura, 1938), bisognerà attendere il 1951 perché veda la luce la prima
monografia sul pensatore comunista dovuta al liberale Nicola Matteucci (Antonio
Gramsci e la filosofia della prassi, Milano, Giuffrè),
seguita, lo stesso anno, dal pionieristico tentativo di mettere ordine nelle
vicende biografiche del pensatore sardo fatto da Lucio Lombardo Radice e
Giuseppe Carbone (Vita di Antonio Gramsci,
Roma, Edizioni di Cultura Sociale); tentativo parzialmente ripreso da Zucàro tre anni più tardi nel suo Vita del carcere di Antonio Gramsci (Milano-Roma,
Edizioni Avanti!). Sarà invece il segretario del Pci Palmiro Togliatti a dare
un contributo interpretativo del pensiero politico di Gramsci nel 1955
raccogliendo i suoi scritti e discorsi sull’argomento (Gramsci, Firenze, Parenti).
Se la pubblicazione di saggi,
articoli e contributi su Gramsci continua copiosa, le monografie si possono
invece contare – negli anni presi in considerazione – sulle dita di una mano.
Se si escludono alcuni volumi pubblicati tra il 1956 e il 1958, tra cui si segnala
come una pietra miliare il volume del primo convegno
di studi gramsciani (Studi gramsciani, Roma, Editori
Riuniti-Istituto Gramsci, 1958), saranno alcuni studi biografici, anche
discutibili (G. Tamburrano, Antonio Gramsci. La vita, il pensiero, l’azione, Mandria-Bari-Perugia, Lacaita, 1963; F. S. Romano, Gramsci, Torino, Utet, 1965), a essere tra i primi volumi
interamente dedicati al comunista sardo.
Del resto un elemento che appare
chiaro dal primo volume della BGR è
che il periodo che va dal 1937 al 1965 è quello dell’avvicinamento a Gramsci e
al suo pensiero e, come tale, è anche l’epoca in cui si costruiscono le prime
edizioni dei testi gramsciani sui quali gli studiosi
si cimenteranno nei decenni successivi. È una sorta di fase di
incubazione della gramsciologia in cui ancora
molta parte hanno gli scritti di carattere politico tout court. È anche la fase in cui il Pci, ben presto fattosi
promotore della diffusione dell’eredità letteraria gramsciana,
sta cercando di proporre – sfruttando i varchi che prima del ’47 e dopo il ’56
permettono la guerra fredda e lo stalinismo – una propria ipotesi di «via
nazionale al socialismo» nella quale l’eredità gramsciana
viene messa a profitto – non senza taluni cedimenti
filologici. Appare inoltre altrettanto evidente l’importanza
del lavoro di edizione delle Lettere e
dei Quaderni impostato direttamente
da Togliatti. Nel giro di pochi anni vedono infatti
la luce le Lettere e i volumi
dell’edizione «tematica» dei Quaderni,
consegnati nelle mani di militanti e studiosi e di cui vedremo i frutti nei
prossimi volumi di questa opera, di cui il mondo dei gramsciologi,
dei gramsciofili e – speriamo – dei gramsciani non potrà fare a meno.