Togliatti editore di Gramsci
Guido
Liguori
Il successo dell’edizione critica dei Quaderni del
carcere, messa a punto da una équipe dell’Istituto Gramsci sotto la guida
di Valentino Gerratana e uscita nel 1975, la progressiva consapevolezza che la
comprensione piena di Gramsci fosse possibile solo a
partire da essa, cioè dalla storia interna dell’opera, dall’assumerla come
“laboratorio” in cui l’autore forgia concetti e conduce riflessioni che hanno
una loro evoluzione, anche in rapporto coi fatti del «mondo grande e terribile,
e complicato», ha nel tempo prodotto un atteggiamento di rifiuto e a volte
persino di condanna verso la precedente “edizione tematica” in sei volumi
uscita tra il 1948 e il 1951, ideata e supervisionata da Palmiro Togliatti,
alla quale lavorò, come è noto, Felice Platone. Non è difficile vedere come la
comprensione dei limiti di quella edizione tendesse a
tramutarsi in una critica a Togliatti, alla sua politica culturale, addirittura
alla sua politica tout court, soprattutto in quegli autori e ambienti
che già erano critici verso Togliatti stesso per altre ragioni, squisitamente
politiche. In ogni caso, si arrivò a dire che Togliatti aveva mascherato e
stravolto Gramsci, forse per fini biechi, lo aveva piegato a
un taglio interpretativo tale da stravolgerlo, e così via. E quando non lo si disse apertamente, spesso lo si lasciò intendere, con
malizia a volte, spesso con leggerezza e superficialità.
Già Gerratana si era sempre
opposto a questa opera denigratoria, considerando egli
stesso utile e adeguata ai tempi l’edizione tematica. Ora un contributo
a smentire la leggenda interessata di un Togliatti censore di Gramsci
viene dal bel libro curato da Chiara Daniele e introdotto da Giuseppe Vacca Togliatti
editore di Gramsci (Carocci, 2005, pp. 293, euro 21,80), che raccoglie e
presenta al pubblico molto materiale inedito – documenti di partito,
provenienti dagli Archivi moscoviti, e soprattutto lettere, scambiate tra
Togliatti, Platone, Giulio Einaudi, Sraffa, Donini, Tasca, Del Bo, Elsa Fubini,
Leonetti, Caprioglio, Ferrata e altri) avente come oggetto gli sforzi profusi
da Togliatti nel corso di quasi un trentennio per far pubblicare le opere di
Gramsci, per assicurarne la diffusione, per salvaguardarne il livello
scientifico ed editoriale.
Nella sua Introduzione
Vacca fa la storia delle vicende attraverso cui Togliatti recuperò il lascito
letterario di Gramsci e lo fece conoscere al mondo, vincendo anche sospetti
(della famiglia Schucht, ad esempio), divergenze politiche (con chi, nel
Comintern e nel Pci vedeva in Gramsci una “autorità” sospetta, divergente
rispetto al «catechismo filosofico dello Stalin», come scrisse Croce).
Di grande interesse il ruolo di
Sraffa, il grande studioso e amico di Gramsci (e di Togliatti) che da Cambridge
seguì costantemente – quasi come editor di Einaudi
– la pubblicazione delle opere gramsciane, dopo aver seguito fraternamente le
vicende e i destini del recluso. Interessante, a proposito di Sraffa, lo
scambio di lettere fra questi e Togliatti, in merito alla possibile traduzione
delle Lettere dal carcere in inglese e l’ipotesi di premettervi una (positiva) recensione del Croce: ipotesi propugnata da
Togliatti e avversata da Sraffa. A tal proposito, Vacca non ricorda che –
all’uscita del Materialismo storico e la filosofia di B. Croce, nel
1948, un anno dopo le Lettere – Croce ebbe a scrivere una nuova
recensione gramsciana, questa volta molto critica: in definitiva, forse non
aveva avuto torto Sraffa a dubitare della bontà dell’uso troppo
disinvolto che del filosofoso neoidealista il
Segretario del Pci voleva fare per agevolare la diffusione di Gramsci nell’area
anglosassone e che avrebbe rischiato di ritorcersi presto contro tale
diffusione.
Di grande interesse anche la
riflessione su quale volume dei Quaderni in edizione tematica
si dovesse pubblicare per primo, quello sugli Intellettuali – come
Togliatti inizialmente pensava – o quello su Croce, che fu la scelta che finì
per prevalere. Anche qui, dietro queste ipotesi diverse, strategie non solo di
politica culturale, ma anche di presentazione di Gramsci – allora uno
sconosciuto o quasi – agli intellettuali e al mondo politico italiani e non.
Andando avanti nella lettura,
molti gli episodi interessanti e i piccoli retroscena in cui ci si imbatte. Ad esempio si vede come già nel 1956 venisse presa (da Togliatti) la decisione dell’edizione
cronologica dei Quaderni. E pochi anni più tardi il
lungo lavorio perricostruire “la formazione del gruppo dirigente del Pcd’I nel 1923-’24.
Ma, soprattutto, emerge come fino al luglio del ’64 Togliatti seguitasse a lavorare – fra i tantissimi impegni e le tante
responsabilità di dirigente politico italiano e internazionale – alle varie
edizioni gramsciane: un impegno lunghissimo e sempre attento e appassionato, da
cui traspare un rispetto e una devozione che ha pochi eguali nella storia della
cultura. Una attività editoriale – spesso dietro le
quinte – cha ha fatto non solo la storia della cultura italiana del Novecento,
ma anche la storia del partito di Gramsci e di Togliatti e dell’Italia
democratica.