Ricordo di Antonio Santucci

 

di Guido Liguori

 

È morto Antonio A. Santucci, noto studioso e curatore delle opere di Gramsci. Aveva solo 54 anni, era nato il 2 ottobre 1949 a Cava dei Tirreni. Ha combattuto a lungo contro la malattia con le sue armi di sempre, l’understatement e l’ironia, a volte il sarcasmo, il vitalismo innato e lo scetticismo di fondo e una concezione della vita che – ripetendo la parola usata da Togliatti per Gramsci – vorremmo dire «pagana»: del tutto consapevole della nostra finitezza, dei nostri limiti, della felicità parziale che pure è giusto ricercare come dell’importanza delle scelte che quotidianamente ci troviamo di fronte, della coerenza e della consapevolezza che esse richiedono.

Antonio aveva studiato filosofia, dedicandosi dapprima all’illuminismo francese, in particolare a Diderot. Tramite l’amicizia e la collaborazione con Valentino Gerratana era ben presto approdato ai classici del marxismo, aiutando Valentino nella cura dell’epistolario labriolano e curando poi anche un volume delle lettere di Marx ed Engels. Ma ben presto le sue energie furono assorbite in modo preponderante dallo studio e dalle curatele delle opere gramsciane. Nell’ambito della Fondazione Istituto Gramsci Santucci ha rappresentato, lungo gli anni ottanta, un punto di riferimento per studiosi di tutto il mondo, divenendo anche direttore del Centro studi gramsciani e assolvendo a volte al ruolo di «ambasciatore itinerante» della Fondazione stessa e anche del Pci, come quando si recò nel Cile ancora parzialmente controllato da Pinochet per prendere parte, in una università cattolica, a un convegno gramsciano semiclandestino che pure vide una incredibile partecipazione di massa. Con studiosi italiani e stranieri Antonio ha anche partecipato, nel gennaio 1991 a Roma, alla fondazione della International Gramsci Society, la rete internazionale di studiosi e appassionati cultori del pensiero di Gramsci.

La stretta collaborazione con Gerratana, amico fraterno oltre che Maestro, portò alla cura comune dell’edizione degli scritti gramsciani del periodo 1919-1920, presso Einaudi. Più tardi Antonio avrebbe curato (sempre per la casa editrice torinese) le lettere gramsciane del periodo 1909-1926 e poi, nel 1996, una pregevole edizione delle Lettere dal carcere in due volumi per le edizioni Sellerio, che aveva posto fine al paradosso per il quale delle missive del comunista sardo esistevano raccolte più complete all’estero che in Italia. Fra i suoi più recenti lavori pubblicati, l’introduzione e la cura dei labriolani Saggi sul materialismo storico e la raccolta di suoi scritti intitolata Senza comunismo. Labriola Gramsci Marx, volumi entrambi pubblicati dagli Editori Riuniti.

Insieme a libri basati sul paziente lavoro filologico e scientifico, Santucci ha sempre dato grande importanza all’opera di divulgazione del pensiero gramsciano e marxista, offrendo «libri di base» e antologie – ben fatte e di grande successo,  per i tipi degli Editori Riuniti e dell’Unità – a un pubblico vasto di militanti e giovani studiosi, un modo per lui di essere coerente con quelle idealità democratiche e comunistiche che sempre lo hanno animato.

Dopo la fine del Pci – alla quale si era opposto –, negli anni novanta Santucci aveva lasciato la Fondazione Gramsci, non senza contrasti, e aveva intensificato il proprio lavoro nel mondo editoriale, alla Laterza prima, con gli Editori Riuniti poi. Era approdato all’insegnamento universitario, tenendo corsi a Sassari, Parma e Napoli, per poi stabilizzarsi presso l’Università di Salerno. Un docente sicuramente molto amato dagli studenti, per la capacità naturale di rapportarsi ai giovani, per la simpatia istintiva che suscitava, per la curiosità culturale che aveva innata, per il ventaglio di interessi e passioni che lo animavano e che andavano dalla filosofia alla musica, dalla politica allo sport.

Alla moglie, alla figlia, ai famigliari, l’abbraccio di tutti gli amici e i compagni che lo hanno conosciuto e che hanno percorso con lui un tratto troppo breve di strada.

 

Oggi a Roma, dalle 14,30, nella sala di via Pietro Cossa 42, l’addio laico ad Antonio Santucci.