In
memoria di Peppino Marotto
Il testo del canto dedicato a Gramsci da Marotto
Il canto dal vivo al III congresso della IGS ad Ales
Articolo di Giorgio Baratta (da "Liberazione", 3 gennaio 2008)
Cantu
pro Gramsci
di Peppino Marotto
De sa conca leonina
éssid’è su pensamentu
in tottu su firmamentu
che una lughe Divina.
L’hana fattu cundennare
a vintannos, innocente
pro l’impedire a sa mente
de poder funzionare.
Su tribunale ispeciale
credia de la virmare
de iscrier a pensare
cussa mente geniale.
Che l’hana postu in sepoltura
ma sos suos quadernos
han’a durare in eternos
pro cantu su mundu dura.
Su pensamentu profundu
had esaminadu tottu
in tantas limbas tradottu
zirand’ès tottu su mundu.
Tottu sas mentes umanas
las terene istudiare
pro las fagher camminare
sas bideas gramscianas.
Traduzione:
Dalla testa leonina
è partito il pensiero
in tutto il firmamento
è come una luce divina.
Lo hanno fatto condannare
a vent’anni, innocente
per impedire alla mente
di poter funzionare.
Il tribunale speciale
si credeva di fermare
di scrivere e di pensare
a quella mente geniale.
L’hanno messo in sepoltura
ma i suoi quaderni
dureranno negli eterni
per quanto il mondo dura.
Il pensiero profondo
ha esaminato tutto
e tradotto in tante lingue
sta girando in tutto il mondo.
Tutte le menti umane
devono studiare
per farle camminare
le idee gramsciane.
(da AA.VV. - Terra Gramsci, a cura di G.Baratta e A. Grilletti,
Cagliari, A.D. arte
duchamp 2007)
Peppino Marotto, un non violento ucciso
dalla violenza
Poeta,
scrittore, ex sindacalista, l'anziano
intellettuale, vittima i giorni scorsi di un'aggressione, avrebbe preso
parte
oggi alla nascita di "Terra Gramsci",
una rete
associativa sarda da lui fondata alla cui presidenza siedono
Eric Hobsbawn e Maria Lai
Giorgio
Baratta
Sei finito
sotto
terra Peppino. Ma noi ti
vediamo (col pensiero, col
ricordo, con la forza della disperazione) passeggiare sopra la terra,
terra di Gramsci, Terra
Gramsci, col tuo
incedere altero tranquillo, col tuo sguardo dolce sanguigno, con il
sorriso dei
buoni. Ti hanno ammazzato come un cane. Ma se penso a quel bel cane
bianco che scondinzolava,
un anno fa, per le strade del tuo paese,
vicino al luogo dove ti hanno fatto fuori, quando venimmo a trovarti
con Nelson
Pereira dos Santos, il grande regista brasiliano, autore
di Vidas
Secas , il film gemello
di Banditi a Orgosolo ,
di Vittorio De Seta, provo una ripugnanza a
usare questo paragone. No: non ti hanno ammazzato come un cane;
piuttosto come
un sardo cittadino del mondo, come tu eri, uno che viveva la vita quale
un bene
comune, e la sentiva con un senso comune, senso
barbaricino, senso della
tua gente, senso di tutti. Forse,
tutto sommato, ti hanno ammazzato proprio perché, come disse
Nelson, lasciando Orgosolo
dopo ore di pepe e di
miele passate con te, «Peppino Marotto
è l'ultimo
comunista della storia». Perché in
realtà ti abbiano ammazzato io non
lo so, né lo voglio, in questo momento, sapere. Ma quale
che sia il cosiddetto motivo, so che chi ti ha ammazzato rappresenta un
senso
anch'esso comune, ma
diverso dal tuo, un modo di
essere, una cultura, che fa parte di quelle che Gramsci
chiamava «le miserie della Sardegna», lui che amava
la sua terra come amava sua
madre, che fu per lui cuore, cervello, volontà. Oggi
pomeriggio, quando, col
sindaco di Orgosolo, di Austis e di Gavoi (la tua
Barbagia), di Ales e di
Ghilarza
(i luoghi del filosofo), e con altre/altri amici, compagni,
intellettuali e
semplici, abitanti del Centro della Sardegna, e con qualcuno di fuori,
come me,
abitante del resto della Sardegna o del Pianeta, verrà
costituita formalmente
"Terra Gramsci, rete
associativa/scuola
itinerante fondata da Peppino Marotto",
(ore 16
presso l'Università di Cagliari), il nostro sarà
insieme un sentimento di
dolore e di orgoglio. Il progetto associativo deve moltissimo a te, a
cominciare da quella indimenticabile
serata, vent'anni fa,
al Circolo degli immigrati sardi "Grazia
Deledda" di Wolfsburg,
in Germania, quando
insieme a Mimma Paulesu
e a Gianni Amico e a me, che
giravamo per la Rai "Gramsci,
l'ho visto
così", decidemmo con te che «se riusciremo a
organizzare una associazione gramsciana
internazionale» (che sarà poi la International Gramsci Society),
«la sede più intensa dovremo impiantarla tra le
pietre di Gramsci».
Da oggi in poi, Peppino, lavorare a questa piccola impresa - nata allo
scopo di
portare il pensiero di Gramsci
fuori delle università
(ove oramai in tanti Paesi è valorizzato, e quasi quasi
persino in Italia), cioè
portarlo nelle scuole, tra i
cittadini comuni, tra i giovani e anche tra i bambini - lavorare a
"Terra Gramsci -Igs Sardegna"
implica una più forte responsabilità e un impegno
ancora più grande.
"Terra Gramsci", frutto
del radicamento
ottenuto dalla International
Gramsci Society
nell'Isola, ha adottato uno slogan
ambizioso: dalla Sardegna al mondo, dal mondo alla Sardegna. Vuole
essere un
percorso, un vento, un contrappunto: insieme di diverse cose, tenute
insieme da
un'anima a double face,
come era
la tua, fatta di energia sociale politica morale, ma anche di vena
artistica
poetica musicale. Sarà una "rete associativa" alla quale
potranno
aderire singoli, gruppi di persone e istituzioni o
organismi, in particolare del Centro della Sardegna, ma con l'adesione
anche di
sedi nazionali o internazionali partecipi del progetto nella sua
peculiarità:
come il gruppo guidato da Francisco F.
Buey, che tanti anni fa
fondò a Barcellona la Igs-Catalogna,
il Circolo Bolivariano
di Caracas, impegnato nell'uso politico e culturale di Gramsci
in Venezuela, e la sezione "Terra Gramsci"
del Network "Transito Atlantico" coordinato tra Napoli, Salvador di
Bahia e Rio/Niteroi.
Terra Gramsci
sarà anche una «scuola itinerante per un nuovo
senso comune». In settembre c'è
stata una prima esperienza felicemente realizzata di questo progetto. A
Gavoi e ad Austis si è
tematizzato in due circoli cittadini, con la partecipazione dei Comuni
e delle
Scuole, l'impatto del pensiero di Gramsci
su alcuni
"beni comuni": gli "usi civici" delle "terre comuni",
l'acqua, i bambini. A
Orgosolo si è
festeggiato l'88° compleanno di Maria
Lai, la deliziosa artista visiva di Ulassai,
che con Eric Hobsbawm condivide la presidenza
onoraria di Terra Gramsci.
C'eri tu, Peppino, che insieme ad
Antonio Gramsci jr. hai
rappresentato metaforicamente
quello straordinario poemetto di Edoardo Sanguineti
dal titolo Ballata dell'incanto buono, ove il vecchio e il giovane
compagno
entrano in un dialogo particolarissimo, che si conclude con il
canto/incanto
della "lotta di classe".
Peppino, Peppino. Avremo modo di parlare di te specificamente nel
futuro più
immediato. A Carnevale è prevista ad Orgosolo,
con
Nelson Pereira dos Santos e
Vittorio de Seta, la seconda fase del percorso Sardegna-Sertão,
Gramsci-Ramos (Graciliano Ramos fu un Gramsci brasiliano,
autore dei libri Vidas Secas
e Memorias do carcere
). Avevamo deciso insieme con
te, sapendo di far cosa gradita a Vittorio e preziosa per Nelson, di
diffondere
per questa occasione
l'illuminante Intervista su Orgosolo
di Antonio Pigliaru,
del
1962. Lo faremo, con l'aiuto di Rina Pigliaru.
che incontreremo domani
(e ti ricorderemo!). E' un'ironia
della sorte, un gioco del destino, queste
concomitanze, che noi dobbiamo cogliere come un monito ma anche come un
dono o
un'eredità. Pigliaru
è stato il più grande
intellettuale gramsciano
sardo, morto nel 1964, alla
stessa età ben prematura nella quale era morto Gramsci:
fu autore di un libro straordinario, Il codice della vendetta barbaricina
, e di saggi
penetranti sul banditismo sardo, come la citata Intervista . Il grande
evento
dialettico che Pigliaru
realizzò con Il codice è non
aver abbandonato la vendetta barbaricina
a se stessa,
a un fantomatico impero
del male, ma di averla
condannata storicizzandola fino a farne emblema di un paradosso etico-giuridico: affine a quella
che Jean-Paul
Sartre
tematizzò quando svolse l'analisi della
potenza impotente della ribellione violenta nei Quaderni per una morale
e che
Antonio Gramsci
intuì a tutto tondo quando indicò la
necessità di elaborare e tradurre nella «riforma
morale e intellettuale» un
insieme ampissimo e contraddittorio di impulsi, di azioni e reazioni.
Peppino Marotto: sei
stato un grande avversario,
l'antidoto allo stato puro, l'alterità
rispetto alla
logica della vendetta e della violenza, che non è stata
ancora estirpata, in
Sardegna come nel mondo.
(da
«Liberazione», 3 gennaio 2008)