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- Antonio Rossi, Gramsci da eretico a icona. Storia di un «cazzotto nell’occhio», prefazione di Biagio de Giovanni, Napoli, Guida, 2010, pp. 138, 11 € (recensito da Guido Liguori) - Guido Liguori, Pasquale Voza (a cura di), Dizionario gramsciano 1926-1937, Roma, Carocci, 2009, pp. 918, 85 € (recensito da Alberto Burgio) (per leggere la presentazione e l'elenco delle voci del dizionario, cliccare qui). - Antonio Deias, Giovanni Mimmo Boninelli, Eugenio Testa (a cura di), Gramsci ritrovato, numero monografico di “Lares”, n. 2, anno LXXIV, Firenze, Olschki, maggio-agosto 2008, pp. 498, 25 € (recensito da Elisabetta Gallo) - Lea Durante, Avventure dell’identità. Letture contemporanee, Bari, Palomar, 2008, pp. 202, 20 € (recensito da Guido Liguori) - Marina Paladini Musitelli (a cura di), Gramsci e la scienza, Trieste, Istituto Gramsci del Friuli Venezia Giulia, 2008, pp. 148 (recensito da Giorgio Baratta) - Angelo d'Orsi (a cura di), Egemonie, Napoli, Dante & Descartes, 2008, pp. 512, 20 € (recensito da Michele Filippini) - L'uomo di Turi, dramma di Piero Zucaro (recensito da Sandra Dugo) - Albarani, Badaloni, Barberini, Barone, Cospito, Di Stefano, Galli, Garin, Stevani Colantoni, Vanzulli, Zanantoni, Gramsci e la storia d’Italia, Milano, Edizioni Unicopli, 2008, pp. 270, 15 € (recensito da Antonio Barberini) - Luciano Canfora, La storia falsa , Rizzoli, Milano, 2008, pp. 319, 17 € (recensito da Guido Liguori) - Giancarlo Lehner, La famiglia Gramsci in Russia, con i diari inediti di Margarita e Olga Gramsci, Mondadori, Milano, pp. 306, 20 € (recensito da Guido Liguori) - Fabio Vander, Livorno 1921. Come e perché nasce un partito, Piero Lacaita Editore, Manduria-Bari-Roma, 2008, 12 € (recensito da Guido Liguori) - Lelio La Porta e Giuseppe Prestipino (a cura di), Contro l’indifferenza. Antologia per la scuola media superiore, s.l., Edizioni SEAM, s.d., ma 2008, pp. 100, 12 € (recensito da Elisabetta Gallo) - Giuseppe Prestipino, Dai maestri del pensiero e dell’arte alla filosofia della praxis, s.l., s.d., ma 2008, Edizioni Seam, pp. 111, 13 € (recensito da Guido Liguori) - Pasquale Voza, Gramsci e la «continua crisi», Roma, Carocci, 2008, pp. 115, 10,80 € (recensito da Tonino Bucci) - Richard J. F.
Day, Gramsci è morto.
Dall’egemonia all’affinità, Milano, Elèuthera, 2008, pp.
247, 20,00 € (recensito da Guido Liguori)
- Michele Maggi,
La filosofia della
rivoluzione. Gramsci, la cultura e la guerra europea, Roma,
Edizioni di Storia e Letteratura, 2008, pp. 243, 28 € (recensito da
Guido Liguori)
-
Pasquale Voza, Gramsci e
la «continua crisi», Roma, Carocci, 2008, pp. 115, 10,80 €
(recensito da Alberto Burgio)
-
Giuseppe
Prestipino,
Gramsci vivo e il nostro tempo,
Milano, Edizioni Punto Rosso, 2008, pp. 236, 12 € (recensito da Lelio La
Porta)
- Massimo
L. Salvadori, Gramsci e il problema
storico della democrazia. Con un saggio introduttivo di Angelo d’Orsi,
Roma, Viella, 2007, pp. 415, 32 € (recensito da Guido Liguori)
- Massimo Mastrogregori, I due prigionieri. Gramsci, Moro e la storia del Novecento italiano, Genova, Marietti, 2008, pp. 340, 22 € (recensito da Guido Liguori) - Giorgio Baratta e Angela Grilletti Migliavacca (a cura di), Terra Gramsci. Dalla Sardegna al mondo, dal mondo alla Sardegna, Cagliari, AD arte Duchamp, 2007, pp. 100, 10 € (recensito da Mimmo Boninelli) - Cesare Bermani, Gramsci, gli intellettuali e la cultura proletaria, Milano, Cooperativa Colibrì, 2007, pp. 333, 19 € (recensito da Guido Liguori)
-
Giorgio Baratta,
Gramsci in
contrappunto. Dialoghi col presente, Roma, Carocci, 2007,
pp. 301, € 22,50 (recensito da Lothar Knapp)
-
Giorgio Baratta,
Gramsci in
contrappunto. Dialoghi col presente, Roma, Carocci, 2007,
pp. 301, € 22,50 (recensito da Giulio Angioni)
- Giorgio Baratta, Gramsci in contrappunto. Dialoghi col presente, Roma, Carocci, 2007, pp. 301, € 22,50 (recensito da Guido Liguori) - Alberto Burgio, Per Gramsci. Crisi e potenza del moderno, Roma, DeriveApprodi, 2007, pp. 172, € 13 (recensito da Pasquale Voza) - Giovanni Mimmo Boninelli, Frammenti indigesti. Temi folclorici negli scritti di Antonio Gramsci , Roma, Carocci, 2007, pp. 280, € 16,70 (recensito da Monica Mureddu)- Roberto Rampi, Nino: appunti per Antonio Gramsci 1937-2007, Milano, Infoarte, 2007, pp. 132, € 15 (recensito da Guido Liguori) - Raul Mordenti, Gramsci e la rivoluzione necessaria, Roma, Editori Riuniti, 2007, pp. 206, € 14 (recensito da Giorgio Baratta) - Giuseppe Cospito e Gianni Francioni (a cura di), Antonio Gramsci, Quaderni di traduzione(1929-1932), Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2007, pp. 915, € 120 (recensito da Guido Liguori) - Giuseppe Vacca (a cura di ), Antonio Gramsci, Nel mondo grande e terribile. Antologia degli scritti 1914-1935, Torino, Einaudi, 2007, pp. 322, € 13.00 e Marco Gervasoni (a cura di ), Antonio Gramsci, Scritti scelti, Milano, Rizzoli, 2007, pp. 483, € 14.00 (recensiti da Guido Liguori) - Raul Mordenti, Gramsci e la rivoluzione necessaria, Roma, Editori Riuniti, 2007, pp. 206, € 14 (recensito da Lelio La Porta) - Luciano Canfora, Su Gramsci, Roma,Datanews, 2007, pp. 79, 12 € ( recensito da Lelio La Porta)
- Giuseppe Vacca e Giancarlo Schirru (a cura di ), Studi
gramsciani nel mondo 2000-2005, Bologna, il Mulino,
2007, pp. 345, € 24.50
(recensito da Guido Liguori)
- Giuseppe Vacca e Angelo Rossi, Gramsci tra Mussolini e Stalin, Roma, Fazi editore, 2007, pp. 245, € 19.00 (recensito da Guido Liguori) - Pasquale Voza e Lea Durante (a cura di), La prosa del comunismo critico. Labriola e Gramsci, Bari, Palomar, 2006, pp. 342, € 27.00 (recensito da Guido Liguori) - Pasquale Voza e Lea Durante (a cura di), La prosa del comunismo critico. Labriola e Gramsci, Bari, Palomar, 2006, pp. 342, € 27.00 (recensito da Tonino Bucci) - Carlos Nelson Coutinho, Il pensiero politico di Gramsci, Milano, Unicopli, 2006, pp. 170, € 12.00 (recensito da Giuseppe Cospito) - Carlos Nelson Coutinho, Il pensiero politico di Gramsci, Milano, Unicopli, 2006, pp. 170, € 12.00 (recensito da Lea Durante) - Guido Liguori, Sentieri gramsciani, Roma, Carocci, 2006, pp. 190, € 16.60 (recensito da Roberto Ciccarelli) - Guido Liguori, Sentieri gramsciani, Roma, Carocci, 2006, pp. 190, € 16.60 (recensito da Giorgio Baratta) - Iain Chambers (a cura di), Esercizi di potere. Gramsci, Said e il postcoloniale, Roma, Meltemi editore, 2006, p. 140, € 14,00 (recensito da Sandro Mezzadra) - Gianni Fresu, Il diavolo nell’ampolla. Antonio Gramsci, gli intellettuali, il partito, prefazione di Domenico Losurdo, Napoli, Città del sole, 2005 (recensito da Elisabetta Gallo) - Chiara Daniele, Togliatti editore di Gramsci, con una introduzione di Giuseppe Vacca, Roma, Carocci, 2005, pp. 293, € 21.80 (recensito da Guido Liguori)
- Aa. Vv.,
Le parole
di Gramsci, a cura di Guido Liguori e Fabio
Frosini, Roma, Carocci, 2004, pp. 272, € 20,20 (recensito da
Giuseppe Cacciatore)
- Bruno Desidera, La lotta delle egemonie. Movimento cattolico e Partito polare nei Quaderni di Gramsci, presentazione di Giuseppe Goisis, Padova, Il Poligrafo, 2005, pp. 343, € 23,00 (recensito da Guido Liguori) - Alfredo Jaar, La trilogia di Gramsci (recensito da Guido Liguori e Alessandro Errico). - Antonio Santucci, Antonio Gramsci 1891-1937, a cura di Lelio La Porta, pp. 191, € 12 (recensito da Guido Liguori) - Guido Liguori e Chiara Meta, Gramsci. Guida alla lettura, Unicopli, pp. 111, € 5 (recensito da Roberto Ciccarelli) - Cosa ci dice la nuova Bibliografia gramsciana on line - Edoardo Sanguineti, Schede Gramsciane, Utet Libreria, 2004, pp. 146, € 11 (recensito da Guido Liguori) - Luigi Nieddu, Antonio Gramsci. Storia e mito, Padova, Marsilio, 2004 (recensito da Guido Liguori). - Gennaro Sasso, Gramsci e l’idealismo (Appunti e considerazioni), in «La Cultura», 2003, n. 3, pp. 351-402 (recensito da Fabio Frosini). - Palmiro Togliatti, Sul fascismo, a cura di G. Vacca, Roma-Bari, Laterza, 2004, pp. 244, € 20,00 (recensito da Guido Liguori). - Il lettore in catene. La critica letteraria nei Quaderni, a cura di Andrea Menetti, Roma, Carocci editore, 2004, pp.143, € 11,90 (recensito da Alessandro Errico). - A. Savio, Fascino e ambiguità di Gramsci, Roma, Prospettive edizioni, 2004, pp. 125, € 12 (recensito da Guido Liguori). - A. Gramsci, La nostra città futura. Scritti torinesi 1911-1922, a cura di Angelo d'Orsi, Roma, Carocci, 2004 (recensito da Guido Liguori). - Derek Boothman, Traducibilità e processi traduttivi, un caso: A. Gramsci linguista, Perugia, Guerra edizioni, 2004 (recensito da Chiara Meta) - AA. VV., Le parole di Gramsci, Roma, Carocci, 2004 (recensito da Luigi Cavallaro) - Giorgio Baratta, Le rose e i quaderni. Il pensiero dialogico di Antonio Gramsci, Roma, Carocci, 2003 (recensito da Costanza Orlandi). - Giorgio Baratta, Le rose e i quaderni. Il pensiero dialogico di Antonio Gramsci, Roma, Carocci, 2003 (recensito da Guido Liguori). - Alberto Burgio, Gramsci storico. Una lettura dei “Quaderni del carcere”, Roma-Bari, Laterza, 2003 (recensito da Guido Liguori). - Fabio Frosini, Gramsci
e la filosofia. Saggio
sui Quaderni del carcere, Roma, Carocci,
2003 (recensito da Giuseppe
Cospito). - Adriana Brown, L'amore assente. Gramsci e le sorelle Schucht, Torino, Clerico editore, 2002, pp.139, € 11,39 (recensito da Guido Liguori) - Marcello Montanari, Studi su Gramsci. Americanismo, democrazia e teoria della storia nei Quaderni del carcere, Lecce, Edizioni Pensa Multimedia, 2002, pp.215 (recensito da Guido Liguori). Indice del volume. - Dario Ragazzini, Leonardo nella società di massa. Teoria della personalità in Gramsci, Bergamo, Moretti Honegger. Moretti & Vitali, 2002, pp. 190 (recensito da Guido Liguori). Indice del volume. - Fabio Vander, Che cos'è socialismo liberale? Rosselli, Gramsci e la rivoluzione in Occidente, Roma-Bari-Manduria, Piero Lacaita Editore, 2002, pp. 131 (recensito da Guido Liguori). Indice del volume. - Michele Martelli, Etica e storia. Gramsci e Croce a confronto, Napoli, La Città del Sole, 2001, pp. 249, € 18,60 (recensito da Elisabetta Gallo) Indice del volume. - Giuseppe Petronio, Marina Paladini Musitelli (a cura di), Marx e Gramsci. Memoria e attualità, Roma, Manifestolibri, 2001 (recensito da Alberto Burgio) - Giuseppe Petronio, Marina Paladini Musitelli (a cura di), Marx e Gramsci. Memoria e attualità, Roma, Manifestolibri, 2001 (recensito da Costanza Orlandi) - Michele Pistillo, Gramsci in carcere. Le difficili verità d'un lento assassinio, Roma-Bari-Manduria, Piero Lacaita Editore, pp. 173 (recensito da Guido Liguori).
GRAMSCI
E ROSSELLI
Non
è facile parlare dell'ultimo lavoro di Fabio
Vander, Che cos'è socialismo liberale? Rosselli,
Gramsci e la
rivoluzione in Occidente (Lacaita, 2002, pp. 131). La
difficoltà
nasce dal fatto che il libro contiene, e a volte confonde, piani
diversi:
il piano della ricostruzione del pensiero politico dei due pensatori in
questione e il piano della polemica contro le più recenti
letture
del Socialismo liberale, il piano dell'indagine
(implicita) su cosa
sia "liberalismo" e cosa sia "socialismo" e il piano dell'indicazione
politico-culturale
per superare le attuali secche della sinistra, italiana e non.
Sacrosanta è certo la polemica dell'autore contro chi di
recente
ha voluto agitare il nome di Carlo Rosselli come un'arma contro un
certo
modo di essere - ritenuto "vecchio" - della sinistra, contro il
movimento
operaio, contro una politica ancora collegata a un'ottica di classe.
Perché
Rosselli, almeno l'ultimo Rosselli, era certo molto più "a
sinistra"
di quanti oggi pretendono di rifarsi al suo insegnamento, spesso non
andando
al di là del titolo della sua opera più famosa,
Socialismo
liberale. Questo libro, scritto nel 1928-'29 e pubblicato l'anno
seguente
in Francia, apre il periodo più "rivoluzionario" della vita
di Rosselli.
Evocazione della "rivoluzione proletaria", frontismo antifascista,
riavvicinamento
(sia pur sempre critico) ai comunisti, solidarietà di fondo,
anche
giustificazionista in qualche tratto, verso l'Urss staliniana come
baluardo
contro il nazifascismo, ne sono i tratti distintivi, che porteranno tra
l'altro anche alla rottura col vecchio maestro Salvemini.
Ma se questo è vero - ecco che nasce una prima domanda -
come
fa Vander a collocare il nome di Rosselli in relazione a quelli di
tanti
autori dell'oggi (da Bobbio a Rawls, da Dahrendorf a Sen, a Lukes),
certo
rispettabili e da cui tutti hanno anche da imparare, ma che sono i numi
tutelari di un'altra idea di sinistra, aclassista, fondata comunque su
un'antropologia individualista, anche se di un individuo alla ricerca
di
forme di solidarietà con i suoi simili? È, in
ogni caso,
una linea di pensiero a cui Gramsci non appartiene e a cui Rosselli
appartiene
solo nella misura in cui si consideri solo il lato più
liberale
della sua proposta politico-teorica, facendo astrazione dalle suoi
ultimi
approdi classisti.
Vander impernia il suo discorso proprio su una forte consonanza tra
Gramsci e Rosselli, giungendo ad affermare che "la
specularità dei
pensieri di Rosselli e Gramsci è, quanto all'essenziale,
assoluta"
(p. 79). Affermazione discutibile, come vedremo, anche se non poggiata
sul vuoto assoluto. Momenti di vicinanza, nel pensiero dell'uno e
dell'altro
pensatore, è possibile trovarne. Vander ad esempio ricorda
come
Rosselli già nella sua tesi di laurea (1921) scrivesse:
"come nelle
guerre moderne in luogo delle ardite manovre, delle avanzate fulminee e
delle ritirate disordinate e terribili si è sostituita la
logorante
lotta nei trinceramenti, con le avanzate lente, difficili, ma sicure,
così
anche il movimento operaio giunto alla sua maturità
abbandona i
vecchi metodi della guerra manovrata e avanza lentamente,
faticosamente:
ma avanza". È dunque sul passaggio dalla guerra manovrata
alla guerra
di posizione, dall'Oriente all'Occidente (più volte
richiamato da
Rosselli), cioè sulla comune ricerca di una rivoluzione
diversa
da quella del modello sovietico, che sarebbe costruita la convergenza
tra
i due.
Questo elemento, pur vero, viene però dilatato dall'autore,
che arriva a scrivere: "Rosselli e Gramsci si incontrano, oggettivamente,
là dove il liberalismo fa i conti con la rivoluzione e il
comunismo
li fa con la democrazia; per dirla con il Rosselli di Socialismo
liberale:
"il socialismo deve tendere a farsi liberale e il liberalismo a
sostanziarsi
di lotta proletaria"" (p. 61). In questo brano, e in altri analoghi, va
perso - a me sembra - il rigore dell'analisi e anche della
terminologia,
in favore di un auspicio per il futuro vago e indeterminato. Cosa
voglia
dire, in questo contesto, "sostanziarsi" o "fare i conti", cosa
significhino
esattamente termini come "liberalismo", "comunismo" e "democrazia", non
è agevole capire.morale". Ma Rosselli è anche
altro. Negli
anni venti ammira soprattutto il Labour Party inglese, è
influenzato
da Henri De Man (che nei Quaderni Gramsci giudica un caso di
"teratologia
intellettuale"), vuole superare il determinismo marxista
sincreticamente
(l'accusa di sincretismo sarà di Croce), innestandovi motivi
di
quel liberalismo che aveva certo influenzato il giovane Gramsci ma che
questi soprattutto dopo l'Ottobre e con il "biennio rosso" aveva
compiutamente
superato. Rosselli è antimarxista, simpatizza per Bernstein.
Non
riduce certo il liberalismo a liberismo, e tuttavia non mette in
discussione
fino in fondo l'egemonia del mercato e della forma merce, pur
auspicando
l'intervento riequilibratore dello Stato. Un classico socialista
riformista,
magari più radicale e lungimirante di altri (come il Lobour
di allora,
appunto).morale". Ma Rosselli è anche altro. Negli anni
venti ammira
soprattutto il Labour Party inglese, è influenzato da Henri
De Man
(che nei Quaderni Gramsci giudica un caso di "teratologia
intellettuale"),
vuole superare il determinismo marxista sincreticamente (l'accusa di
sincretismo
sarà di Croce), innestandovi motivi di quel liberalismo che
aveva
certo influenzato il giovane Gramsci ma che questi soprattutto dopo
l'Ottobre
e con il "biennio rosso" aveva compiutamente superato. Rosselli
è
antimarxista, simpatizza per Bernstein. Non riduce certo il liberalismo
a liberismo, e tuttavia non mette in discussione fino in fondo
l'egemonia
del mercato e della forma merce, pur auspicando l'intervento
riequilibratore
dello Stato. Un classico socialista riformista, magari più
radicale
e lungimirante di altri (come il Lobour di allora, appunto).
La vera radicalizzazione di Rosselli avviene sul piano politico,
più
che su quello teorico, negli anni trenta. Di fronte all'espandersi dei
fascismi, è sospinto verso l'unità delle
sinistre. Parla
di rivoluzione antiborghese, ma è la rivoluzione
antifascista a
costituire il vero orizzonte del suo pensiero e della sua azione
più
maturi. Non giunge a mettere in discussione il capitalismo come tale,
ma
le sue manifestazioni più perverse. Per questo Gramsci
è comunista
(anche se originale), Rosselli no. Non pare distinzione da poco.
Nel capitolo del libro dedicato a Gramsci, poi, Vander traccia un
profilo
del comunista sardo a mio avviso molto contestabile. Lasciando da parte
i duri giudizi su Togliatti e il Pci - "dopo il 1944 il Pci fu una
delle
colonne del trasformismo consociativo; ma questo
dimostra solo che
la storia del "partito nuovo" di Togliatti è radicalmente (e
consapevolmente,
in Togliatti) anti-gramsciana" (p. 94) -, che già erano in
precedenti
lavori di Vander, e che mi sembrano inaccettabili, troppe affermazioni
sembrano francamente azzardate e anche superficiali. Per fare un
esempio,
non si prende atto di come dall'inizio degli anni venti il giudizio sul
giacobinismo sia in Gramsci positivo, sulla scorta delle suggestioni di
Mathiez e dei suoi parallelismi con la Rivoluzione russa. Certo,
Gramsci
vede anche i limiti di classe di un movimento che resta borghese, ma vi
vede anche una alleanza città-campagna di cui nel
Risorgimento si
sentirà la mancanza, tanto che "giacobinismo" diviene una
categoria
politica tutt'altro che negativa nei Quaderni (in
ogni caso, il
"diritto di coalizione" di cui parla Gramsci a proposito dei limiti
storici
del giacobinismo è riferito ai diritti sindacali del
nascente quarto
stato, e non ad alleanze transclassiste e transpolitiche). Ancora,
affermare
che il discorso sul moderno Principe sia rivolto non al partito della
rivoluzione
ma a tutti i partiti moderni, sembra affermazione errata e
indifendibile.
Ma, soprattutto, dare troppo per scontato che il modo di Gramsci di
intendere
e giudicare la democrazia sia lo stesso nostro oggi produce
fraintendimenti
rilevanti. Gramsci giudica negativamente la democrazia parlamentare. La
sua teoria dell'egemonia è solo la premessa all'accettazione
della
stessa, che sarà Togliatti a operare (ma, come si
è visto,
Vander si preclude una valutazione equilibrata di questo processo).
Dire
che in "egemonia, consenso e democrazia sono in Gramsci concetti comuni
se non coincidenti" (p. 114) è quantomeno azzardato: Gramsci
non
ha avuto la possibilità di svolgere - sul piano storico e
sul piano
teorico - questo processo, appena iniziato.
Infine, noi oggi possiamo e dobbiamo distinguere ancora con forza -
benché il "pensiero unico" pretenda il contrario - tra
liberalismo,
democrazia e socialismo. Come dobbiamo distinguere tra il socialismo
riformista
(anche se radicale nel combattere il fascismo) di Rosselli e il
comunismo
potenzialmente democratico di Gramsci. Fare di quest'ultimo un
laburista
di sinistra non è rendergli un buon servizio. Resuscitare il
"liberalismo"
rivoluzionario di Rosselli ha poco senso per chi si rifaccia al
pensiero
gramsciano. I due discorsi hanno qualche punto di contatto, ma nella
sostanza
restano distinti.
Premessa
Introduzione
Che
cos’è socialismo liberale?
Parte
prima
Rosselli
1: democrazia e rivoluzione fino a Socialismo liberale
Rosselli
2: da Socialismo liberale agli anni ’30
Parte
seconda
Gramsci
1: la “rivoluzione in Occidente” negli scritti
pre-carcerari
Gramsci
2: democrazia e rivoluzione nei Quaderni
GRAMSCI
VIS A VIS CON MARX
Alberto
Burgio
Marx e
Gramsci. Memoria e attualità, a cura di Giuseppe
Petronio e Marina Paladini Musitelli, manifestolibri, Roma 2001, 235
pp.,
lire 36.000
Spazi di confronto tra Marx
e Gramsci
Marx
e Gramsci. Memoria e attualità è
il titolo di un volume collettaneo curato da Giuseppe Petronio e Marina
Paladini Musitelli (Roma, manifestolibri, 2001, pp. 235) che raccoglie
molti degli interventi di un convegno svoltosi a Trieste nel marzo
1999,
organizzato dall'Istituto Gramsci del Friuli Venezia-Giulia in
collaborazione
con l'International Gramsci Society Italia e l'Istituto Italiano per
gli
Studi Filosofici di Napoli.
Il
titolo scelto allora per il convegno - "Da Marx a
Gramsci. Da Gramsci a Marx" - rivela l'intenzione, fatta propria dagli
intervenuti, di pensare il confronto tra le due figure non solo in
funzione
di una ricostruzione storico-teorica, ma anche per andare a scoprire la
diversità di forme, di risposte, che una stessa tradizione
di pensiero
ha assunto in contesti storici diversi. Si pone quindi in primo luogo
la
necessità di riflettere su quali siano le radici di questa
tradizione,
che cosa la caratterizzi e ce ne faccia cogliere lo sviluppo. Aldo
Tortorella
focalizza l'attenzione sull'idea della libertà come elemento
irrinunciabile
della dignità umana. L'analisi del rapporto tra etica e
politica
in Marx e Gramsci - questo il tema del suo contributo - offre lo spunto
per considerazioni sul presente. Un presente di cui più
volte (già
nel discorso introduttivo di Petronio) viene messa in discussione la
definizione
di "postmoderno" che ne farebbe un tempo decontestualizzato, al di
fuori
del corso della storia, in cui occorrerebbe ripensare "da
zero".
Oltre
al riferimento a una non banalizzata attualità
politica della riflessione su Gramsci (e attraverso di lui, su Marx),
il
pregio del volume sta a mio avviso in altre due caratteristiche
complessive:
quella di dar conto della pluralità di approcci disciplinari
(anche
se quello filosofico rimane comunque maggioritario) e di presentare
voci
discordanti su concetti anche centrali del lascito
gramsciano.
Riguardo al primo punto, ben tre contributi (Petronio, Paladini Musitelli e Buey) vengono dall'area linguistico-letteraria o utilizzano questa modalità di approccio. A tale tipo di ricerca, che in ambito gramsciano è stato in passato a mio avviso ingiustamente trascurato o quanto meno tenuto troppo separato da riflessioni politico-filosofiche, si presta negli ultimi anni un nuovo interesse, a tutto vantaggio di una ricostruzione della trama interdisciplinare (o forse meglio "adisciplinare") dei Quaderni del carcere. I punti su cui alcuni contributi si dividono, aprendo così fertili spazi di riflessione e di ricerca, vanno dal giudizio sul peso della tradizione idealistica e materialistica in Marx e Gramsci, al rapporto tra struttura e sovrastruttura, a quello tra società politica e società civile. Le differenze di opinione su questi argomenti non sono chiaramente fini a se stesse: il dibattito su questi concetti porta con sé questioni filosofiche, antropologiche e politiche di grande rilevanza. Fabio Frosini, in un intervento che meriterebbe una più lunga trattazione vista la sua ampiezza e densità, si confronta con la riflessione specificatamente filosofica dei Quaderni cercando di chiarire in che cosa consista il progetto gramsciano di "rifondazione del materialismo storico" ovvero il suo originale modo di intendere il "ritorno a Marx". Su questa via Frosini si occupa dei possibili (e storici) malintesi legati alla lettura di Gramsci e riguardanti ad esempio il concetto di "ortodossia marxista" che in Gramsci deve essere letto nel suo senso originario, per cui la filosofia della praxis è un sistema completo, basta a se stessa, e non come atto di fede incondizionato al marxismo-leninismo. Mentre a giudizio di questo studioso Gramsci e Gentile si trovano su posizioni contrapposte (Gramsci sarebbe cosciente del fatto che Marx ha posto le condizioni per superare la polarità idealismo-materialismo), per Roberto Finelli il peso della tradizione idealistica nei Quaderni è ancora molto forte, tanto che per comprenderne a fondo il nesso struttura-sovrastruttura dovremmo rifarci al rapporto gentiliano tra oggetto e soggetto. Schematizzando al massimo possiamo dire che dalla lettura del volume vengono fuori due modi di pensare il discorso gramsciano in generale e la sua traduzione di Marx: uno che potremmo definire "dialogico" (Buey), relazionale (Paladini Musitelli), "funzionale" (Frosini), consapevole del fatto che oggettività e verità debbano essere sempre riferite ad un contesto; l'altro - vicino, oltre che a Finelli, anche a Wolfgang Fritz Haug - che, assumendo il punto di vista di un soggetto, separa, privilegia, un momento rispetto all'altro: la società civile rispetto alla società politica, l'ideologia rispetto all'economia. Questa
seconda posizione, sebbene venga trattata, in
particolare da Finelli, con elementi di originalità,
è riconducibile
in ultima analisi all'ormai celebre tesi esposta da Norberto Bobbio al
convegno di Cagliari del 1967 (secondo cui la società civile
appartiene
alla struttura in Marx e alla sovrastruttra in Gramsci) decisamente
criticata
da Guido Liguori e Jacques Texier. Per entrambi l'errore sta in una
lettura
"meccanicistica", "rigidamente dicotomica" del rapporto tra struttura e
sovrastruttura sia in Marx, sia poi in Gramsci, con la quale non
sarebbe
possibile rendere conto della complessità della riflessione
dei Quaderni,
dove l'autore - spinto proprio dalla necessità di evitare
ogni malinteso
riguardo alla distinzione tra società civile e Stato
(distinzione
di "natura metodica e non organica") - propone il concetto di "Stato
allargato".
Per Liguori mostrare la reciprocità di società
civile e società
politica (o Stato) significa minare alla radice i tentativi di
ricercare
in Gramsci e in un suo presunto primato della società civile
le
basi teoriche per una posizione liberale.
Tra
i "difensori" dall'accusa di idealismo rivolta a
Gramsci si schiera anche Andrea Catone, che riformula il problema
filosofico
(il nesso tra soggettività e oggettività) in
termini di pratica
politica. Ora le condizioni storico-oggettive sono rappresentate dal
contesto
della produzione fordista e la soggettività in questione
è
quella dei produttori intesi singolarmente e come classe. Il problema
diventa
così "quello di trovare un fondamento oggettivo alla
formazione
del nuovo soggetto collettivo, che non può essere
perciò
semplicemente dato dall'esterno". Catone ripercorre le tappe della
riflessione
sulla razionalizzazione del processo produttivo dai tempi dell'Ordine
Nuovo ai Quaderni del carcere, mostrando
come questo percorso
proceda in modo del tutto non lineare. Gramsci ha avuto infatti
ripensamenti
riguardo ai meccanismi di formazione della coscienza - interni o
esterni
alla fabbrica? - che si ripercuotono anche sul modo di intendere il
rapporto
mente-corpo. Queste "oscillazioni" interne a una riflessione che
attraversa
tutta la produzione gramsciana rimanendo aperta e che Catone ha saputo
così bene ridisegnare sono state spesso alla base di
fraintendimenti,
frutto di interpretazioni statiche e non trasversali all'insieme dei Quaderni,
le quali presentano un Gramsci produttivista e poco (o niente)
consapevole
della non-neutralità della tecnica. Il
rapporto Gramsci-Sraffa è invece il tema dell'intervento
di Giorgio Gilbert a cui si deve la formulazione dell'ipotesi che,
diversamente
da quanto di solito affermato, sia stato soprattutto l'autore dei Quaderni
ad influenzare l'economista nelle sue teorie e non il
contrario.
Infine
Donald Sassoon invita a riflettere sul nesso tra
politica italiana e usi e interpretazioni dei testi gramsciani, di cui
lo storico inglese fa una lettura piuttosto pessimistica, affermando
che
gli "usi" politici in Italia avrebbero limitato lo sviluppo della
ricerca
sui testi gramsciani. La critica, però, così come
accade
per la memoria, non si riferisce mai a un dato di fatto fissato una
volta
per tutte, ma, in quanto attività interpretativa, nasce dal
rapporto
attuale, quindi contestuale, con ciò di cui si parla. Niente
vieta
- anzi è auspicabile - di rimettere in discussione
successivamente
(cioè in un nuovo contesto) le affermazioni di chi ci ha
preceduto.
Costanza
Orlandi
"Gramsci in carcere" di
Michele Pistillo La ricerca sulla vita di Antonio Gramsci è uno degli aspetti su cui si è maggiormente appuntata l'attenzione negli studi sul comunista sardo degli ultimi dieci-quindici anni. Da una parte è maturata la convinzione che molti aspetti della sua vicenda biografica non fossero sufficientemente chiari, al contrario di quanto è stato ritenuto per molto tempo. Dall'altra, il mutamento della situazione in Unione Sovietica già ai tempi di Gorbaciov e poi, in maniera anche più accentuata, con la fine dell'Urss, ha offerto nuove possibilità d'indagine negli archivi moscoviti, evidentemente di grande importanza per la storia del movimento comunista internazionale. Si tratta di una direzione di ricerca importante e da seguire con attenzione: lo scavo archivistico, dei fatti di cui Gramsci fu parte e che spesso presentano aspetti non del tutto facili da chiarire, la disponibilità di nuovi documenti, hanno permesso di gettare nuova luce su alcuni passaggi-chiave della vicenda tormentata dell'autore dei Quaderni, vicenda che incontra e contribuisce a chiarirne l'elaborazione teorica. Non sono mancate forzature, in questo lavoro di scavo biografico. Né opzioni interpretative molto discutibile, in particolare sull'intricata vicenda del 1926 (lo scontro con l'Internazionale e con Togliatti; l'arresto) e su tutto il periodo del carcere. Sono questi i temi su cui interviene ora nuovamente Michele Pistillo (già autore di alcuni saggi e anche volumi sull'argomento) con il suo ultimo libro: Gramsci in carcere. Le difficili verità d'un lento assassinio (Roma-Bari-Manduria, Piero Lacaita Editore, pp. 173), in un lavoro interessante perché fa il punto sulle più recenti acquisizioni storiografiche e intraprende una polemica puntuale e documentata su alcuni miti e leggende che hanno avuto qualche (immeritata) fortuna nell'ultimo decennio di studi gramsciani. Partiamo dal nodo del 1926. Negli anni ottanta lo scambio epistolare tra Gramsci e Togliatti, il contrasto duro che vi fu, cristallizzato poi dall'arresto di Gramsci e dalla forzata interruzione della dialettica interna al gruppo dirigente dei comunisti italiani, divenne il pretesto per un attacco, mosso con finalità politiche immediate, all'intera tradizione politico-culturale del Pci, tendente cioè a separare un Gramsci antistalinista e destinato a "confluire" nel partito socialista (secondo una fantasiosa ricostruzione, negli anni del carcere egli del Psi avrebbe persino preso la tessera!) da un Togliatti piegato da allora in avanti ai voleri di Stalin. Falsità di ogni tipo, ricostruzioni pseudostoriografiche, una massiccia campagna di stampa giornalistica, "costruirono" una "verità" immediatamente spendibile sul piano politico. Ebbene, i documenti più recenti, di cui anche Pistillo dà conto, testimoniano come, nell'ambito di una dialettica interna al gruppo dirigente comunista italiano, aspra ma non distorta, Togliatti agì correttamente, chiedendo e ottenendo dalla segreteria del suo partito il permesso a non presentare la celebre lettera scritta da Gramsci, in data 14 ottobre, a nome del Pcd'I al partito comunista dell'Unione Sovietica. Togliatti aveva opinioni diverse da quelle di Gramsci e della segreteria italiana, e chiedeva di aspettare a prendere posizione per discutere tutta la questione con l'inviato del Comintern in Italia. Lo scontro fu aspro, come è testimoniato dalla seconda lettera gramsciana, scritta a titolo personale. Ma tutti i castelli polemici costruiti sul subdolo rifiuto di Togliatti che avrebbe meschinamente disubbidito alle direttive del suo partito, e si sarebbe rifiutato di consegnare la lettera ai vertici del partito bolscevico, cadono completamente e si disegna tutto un altro scenario. A parte questo, emerge dal lavoro di Pistillo come la rottura tra i vertici del Pcd'I e Togliatti (che rappresentava il partito a Mosca) non avvenne solo e tanto sugli aspetti della "forma" che assumeva la lotta ai vertici del Pcus - su questo le considerazioni gramsciane continuano ad avere a mio avviso tratti "profetici" di ineguagliabile spessore - quanto sui problemi politici di quella fase, che vanno ricostruiti tenendo conto della dinamica politica che si sviluppa lungo tutto il 1926. A tal proposito va detto che per Gramsci e il Pcd'I la "stabilizzazione relativa" del capitalismo (la formula con cui allora i comunisti indicavano la non attualità della rivoluzione) stava per finire (si veda ad esempio la celebre riunione del Direttivo del 2-3 agosto 1926), anche in Itala: la crisi del capitalismo si acuiva, le contraddizioni del fascismo pure, si riapriva una prospettiva rivoluzionaria, anche se non destinata a sfociare immediatamente in una rivoluzione di tipo socialista e soviettista. I comunisti italiani - fatta eccezione per Togliatti - partivano dunque da un madornale errore di valutazione, alla vigilia del salto di qualità che avrebbe portato il fascismo a consolidarsi in dittatura, con l'inaspettata messa fuori legge del partito e lo stesso arresto di Gramsci, il quale costruirà i suoi Quaderni proprio come ripensamento e autocritica sulla sconfitta catastrofica patita dal movimento operaio italiano. Nessuna rottura senza ritorno, dunque, tra Gramsci, Togliatti e l'Internazionale, ma un dibattito aspro, spiegato dal momento drammatico, un dibattito in cui ragioni e torti non stanno tutti da una sola parte. Del resto, come nota Pistillo, né Gramsci né altri furono in realtà "perseguitati" per le posizioni assunte in quel frangente storico. Gramsci, innanzitutto, non fu certo consegnato al carcere dai suoi compagni, come pure da qualche parte è stato ventilato (ancora una volta, senza la minima prova, il minimo documento, solo sulla base di elucubrazioni e ipotesi senza fondamento). L'arresto avvenne purtroppo anche in conseguenza dell'analisi sbagliata sulla fase che il fascismo stava attraversando. E' vero che era stata predisposta una rete per l'espatrio clandestino in Svizzera di vari dirigenti comunisti, tra cui Gramsci, che forse doveva compiere questo passo proprio dopo la riunione di Valpolcevere a cui non poté partecipare per la sorveglianza poliziesca che preluse all'arresto. Resta il fatto che appare sconcertante come all'inizio di ottobre il Direttivo del partito comunista indicasse ancora agli iscritti e militanti, come obiettivi, l' "Assemblea repubblicana sulla base di comitati operai e contadini", il "controllo operaio dell'industria", la "terra ai contadini", e insistesse nei distinguo tra le varie forze dell'antifascismo, polemizzando in modo particolarmente settario con i socialisti. Alla immediata vigilia del definitivo instaurarsi della dittatura mussoliniana! Illusioni e abbagli politici, dunque, sulla fase, impedirono di fatto di predisporre davvero il Pcd'I alla clandestinità, costituendo un "centro estero" del partito e facendo espatriare per tempo Gramsci. Un altro nodo di grande interesse riguarda gli anni del carcere. E' nata negli anni ottanta - nell'ambito della campagna politico-storiografica craxiana contro il Pci - la tesi di un complotto di Togliatti per far restare Gramsci in carcere: il primo sarebbe dunque stato il "carnefice" del secondo, facendo fallire i tentativi di liberazione del compagno o non esecitando le pressioni possibili per pervenire a una sua liberazione. Si ebbe così un triste quanto immotivato rovesciamento delle responsabilità: Gramsci non sarebbe stato imprigionato e ucciso da Mussolini e dal fascismo, ma da Togliatti e da Stalin! Successivamente questa tesi non fu ripresa solo dalla pubblicistica di destra (quasi sempre di nessuno spessore culturale e storiografico), ma anche a sinistra, da studiosi anche di indubitabile onestà intellettuale, ma posseduti da un antitogliattismo ormai di maniera, che li ha portati a lasciarsi andare a giudizi drastici, anche qui non supportati da alcuna prova, ma basati solo su congetture e ipotesi maliziose (la polemica di Pistillo è soprattutto nei confronti di Aldo Natoli). Benché molti studiosi, sia pure in modi e forme diverse (dopo precursori come Ernesto Ragionieri e, soprattutto, Paolo Spriano, lo stesso Pistillo, e Luciano Canfora, Giuseppe Fiori, Claudio Natoli, Giuseppe Vacca), abbiano a più riprese già mostrato l'infondatezza di questo o quell'aspetto della "campagna" storiografica contro Togliatti e il gruppo dirigente comunista che ebbe la fortuna di salvarsi dalle carceri fasciste, periodicamente si torna a battere su questi argomenti, anche in assenza di nuovo materiale documentario e archivistico. In questo quadro, Pistillo ha il merito di smontare alcuni "luoghi comuni" (perché purtroppo tali oramai sono diventati), ripetendo ancora una volta (repetita iuvant!) come, ad esempio, la celebre lettera di Grieco del 1928 non sia stata messa neanche agli atti del "processone" che condannò Gramsci, e non ebbe dunque alcun ruolo in questo senso; come le campagne di solidarietà e gli aiuti al prigioniero non vennero in realtà mai meno; come i tentativi di liberazione furono seriamente condotti, anche con errori e carenze, naufragando per la personale e irrinunciabile opposizione di Mussolini; come la situazione famigliare degli Schucht e il quadro clinico della moglie di Gramsci fossero contrassegnati da problemi di varia natura, con cui la polizia segreta sovietica centrava poco o nulla; come Gramsci negli ultimi giorni esprimesse il desiderio di tornare in Unione Sovietica e Sraffa approntasse una domanda in tal senso, ecc. Repetita
iuvant? A volte sembra questo lo slogan
proprio della pubblicistica, più o meno seria, di
orientamento "anticomunista",
più vicina alla propaganda che al dibattito. E' chiaro che
in quest'ottica
ogni ragionamento è destinato a restare inascoltato. Per il
resto,
il dibattito prosegue, come è giusto che sia, e questo libro
di
Pistillo offre un contributo sicuramente interessante. LEONARDO
NELLA SOCIETA' DI MASSA. TEORIA DELLA PERSONALITA' IN GRAMSCI. A
quindici anni da Società industriale e formazione
umana (Editori Riuniti, 1976), Dario Ragazzini torna a
dedicare un
libro a Gramsci col suo Leonardo nella società di
massa. Teoria
della personalità in Gramsci (Bergamo, Moretti
Honegger - Moretti
& Vitali, 2002, pp. 190). Introduzione
parte
prima
Teoria
della personalità in Gramsci
1.1Dall’individuale
al sociale
Dal
tema al concetto; Identità e coscienza; Il conformismo; I
condizionamenti
e l’esser fabbri di se stessi; Elementi di contraddizione; Le
ideologie
sociali dell’individuo; Molecolare.
1.2Individualità
e personalità
Il dialogo
con Marx; Relazionalità e soggettività; Coscienza
contraddittoria
di uomini contraddittori; Le passioni umane; La prassi di
sé; Responsabilità
e razionalità; Norme sociali e scelte individuali.
1.3Personalità
e società di massa
La
storia della individualità; Il moderno Leonardo; I nuovi
individualismi
contemporanei; L’uomo conformato; Grammatica e
individualismo; L’uomo collettivo;
L’autogoverno del singolo.
1.4Per
una conclusione
Gramsci
per Gramsci; Così lontano così vicino.
parte
seconda
Nella
storia delle recensioni e delle elaborazioni
2.1Un
sondaggio senza eco
Il
molecolare intrapsichico; Raffronti e contrapposizioni; Un'occasione
mancata?
2.2Specchio
e cornice
Lucio
Lombardo Radice e Gramsci; La “fortuna” di Gramsci
nel dopoguerra; La figura
di Gramsci e il suo marxismo; Spunti di educazione nuova nelle
“Lettere”;
La prima biografia; La pubblicazione della nota autobiografica; Una
vita
per il socialismo; I primi anni Sessanta; Gli ultimi anni Sessanta; Gli
anni Settanta; Per una nuova lettura di Gramsci; Come leggere Lucio
Lombardo
Radice.
STATO,
NAZIONE E DEMOCRAZIA Marcello Montanari ha raccolto in questo
volume (Studi su Gramsci. Americanismo democrazia e teoria
della storia
nei Quaderni del carcere, Lecce, Edizioni Pensa Multimedia,
2002, pp.
215) otto saggi dedicati a Gramsci, sei dei quali già editi,
scritti
in un arco di tempo che va dal 1987 al 2001. L’arco di tempo
in questione
è molto lungo, ma va detto che tra il primo, e
più ampio,
degli scritti qui compresi, pubblicato nel 1987 su Critica
marxista,
e il secondo di essi trascorrono dieci anni: la gran parte dei
contributi
sono quindi racchiusi nell’ultimo lustro. L’autore
ha inoltre premesso
al volume una interessante Introduzione, a cui ha
posto un titolo
felicemente polemico e non scontato: Gramsci inattuale. Dove la
«inattualità»
del lascito gramsciano cui allude Montanari mi sembra sia
interpretabile
da un lato - all’interno della storia delle interpretazioni
gramsciane
- come rifiuto della lettura largamente diffusa negli ultimi
vent’anni
di un Gramsci organicista e totalitario (laddove per Montanari la
teoria
politica dei Quaderni, a partire dal concetto di
egemonia, è
invece squisitamente democratica e poliarchica); e,
dall’altro, come inattualità
rispetto all’esistenzialismo, alle filosofie della crisi e
della Vita,
laiche e cattoliche, dominanti nel Novecento, che «hanno
rappresentato
il bisogno di decostruire o trascendere le Forme» (e a cui
l’autore
giustamente obietta: «Ma quale Vita è possibile
senza Forme?»). Introduzione. Gramsci inattuale
Razionalità e tragicità
del moderno
Verso la democrazia. Osservazioni su
etica e politica
Crisi dello Stato e crisi della
modernità
Costituzione dei soggetti e tempo storico
nell’età dell’americanismo
Dall’individualismo
all’economia programmatica
Analisi del fascismo e storia d’Italia L’unità d’Italia e la “quistione meridionale” La finalità etico-sociale del partito politico GRAMSCI
NELL'ENCICLOPEDIA ITALIANA La voce Gramsci,
Antonio del Dizionario
biografico degli italiani edito dall’Istituto della
Enciclopedia Italiana
(vol. 58, Roma, 2002, pp. 412-430), riprodotta anche in elegante
pubblicazione
a sé (un estratto fuori commercio), è stata
redatta da Giuseppe
Vacca. Vale la pena soffermarcisi, pur trattandosi solamente di una
ventina
pagine, anche se molto fitte, sia per la sede prestigiosa -
l’importante
pubblicazione dell’Istituto fondato da Giovanni Treccani -,
sia per l’impegno
che l’autore ha profuso nel delineare un ritratto che
può dirsi
«biografico» solo in una accezione molto ampia.
Vacca infatti
non si è limitato a ricostruire gli
«eventi», personali,
familiari e politici, che hanno costellato la vita di Gramsci, ma ha
dedicato
ancora più energie a ricostruirne e a descriverne la
«biografia
intellettuale», riservando inoltre non poche tra le pagine
finali
a una impegnata interpretazione complessiva dei Quaderni.
È
ovvio che il livello dell’ambizione contrasta non poco con lo
spazio a
disposizione, tanto che la sinteticità di alcuni passaggi
diviene
quasi ellitticità, forse a volte incomprensibile per il
lettore
alle prime armi (e questo appare un difetto per la voce di un Dizionario
biografico). Tuttavia, chi sia un poco addentro allo studio
di Gramsci
e ai problemi che pone il suo lascito letterario, non può
non scorgere
nello scritto di Vacca il tentativo in gran parte riuscito di disegnare
la vita e il pensiero del comunista sardo con attenzione e impegno, in
genere con equilibrio. La parte forse più ardua, e anche
discutibile
[cfr. anche il relativo convegno dell’Enciclopedia Italiana,
in questo
sito, nella rubrica Eventi gramsciani ], dove
maggiore si avverte
il tentativo di presentare gli esiti di una ricerca che, pur durando da
oltre un decennio, forse è ancora in progress, è
quella finale
sui Quaderni, che discuteremo brevemente. Va da
sé che molti
altri punti sono o possono essere suscettibili di obiezioni o
controdeduzioni.
Ma questo è proprio dovuto al fatto che si è di
fronte a
una voce «d’autore», a una
«interpretazione», sia
pure evidentemente temperata dalla sede di pubblicazione. UN
ROMANZO SU GRAMSCI E LE SORELLE SCHUCHT La vicenda
umana e sentimentale di Gramsci,
l’intreccio di amori, corrisposti o meno, che vi fu con la
moglie Giulia
e le sorelle di questa, Eughenia e Tania, hanno già
costituito in
passato lo spunto per alcuni testi teatrali. È la prima
volta, invece,
a quanto ci consta, che esse sono al centro di un romanzo, L’amore
assente.
Gramsci e le sorelle Schucht, autrice Adriana Brown, uscito
per i tipi
di CET - Clerico editore (Torino, 2002, pp. 139, euro 11,75).
GRAMSCI
E CROCE A CONFRONTO Martelli descrive la
filosofia della prassi elaborata
in carcere come punto di innesto del bolscevismo con
l’idealismo tedesco
e italiano: il bolscevismo segna una rottura storica con il
determinismo
della Seconda Internazionale, ossia la valorizzazione della
volontà
e soggettività umana; ma antipositivismo non significa
necessariamente
soggettivismo volontaristico ed estremistico (velleitario o poco
concreto).
Per Lenin e i boscevichi dell’ottobre la rivoluzione non
è un salto
nel buio, folle e avventurista, bensì la possibile, anche se
estrema,
uscita razionale da una situazione storica oggettivata e circostanziata
Nei Quaderni
la filosofia della prassi si incentra
nell’affermazione del nesso dialettico inscindibile tra
storia e pratica,
soggetto e oggetto, struttura e sovrastruttura, diversamente da Croce
che
pone “pratica” ed “etica” come
addirittura antitetiche. Dunque, è
difficile ammettere un legame di feconda mediazione o
continuità
tra marxismo e neoidealismo italiano, anzi, il neoidealismo
è visto
da Gramsci stesso come una «riforma reazionaria».
Per Croce la
libertà e l’eguaglianza sono due
termini incompatibili, sia per ragioni schiettamente politiche che
teoretico-filosofiche;
il primo termine è costitutivo del liberalismo e il secondo
del
socialismo (o comunismo). Il programma politico dei
«liberalsocialisti»,
che consiste nel comporre insieme liberalismo e socialismo, viene
duramente
criticato da Croce in una serie di scritti politici dal 1943 i poi.
Durissima
è la polemica contro il Partito d’Azione e il suo
programma vagamente
politico-sociale riassumibile nella formula «Giustizia e
libertà».
Martelli ricorda anche, a questo proposito, la serrata diatriba
accesasi
tra Croce e Calogero rispetto ai nessi tra pratico ed etico,
sintetizzabile
in questi termini: se la libertà prevede il benessere
materiale
allora l’economico rientra nell’etico, ma se la
libertà non include
le condizioni materiali è chiaro l’idea di
libertà si riduce
a mera astrazione. Cap. I. LIBERALISMO E/O MARXISMO? 1. Croce e Gramsci tra liberalismo e marxismo
Cap. II. MATERIALISMO, IDEALISMO,
“FILOSOFIA DELLA PRASSI” 1. La “svolta” di Croce ad
Oxford Cap. III. DUE DIVERSE CONCEZIONI DELLA DIALETTICA
E DELLA
STORIA 1. La “riforma” della
dialettica hegeliana Cap. IV. DI FRONTE AL FASCISMO E ALL’URSS
1. L’
“etico-politico” e il parallelismo delle due storie
Cap. V. ETICA E POLITICA 1. Croce: sfera dell’utile, Sttao etico
e società
civile Bibliografia Indice dei nomi
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