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Eventi gramsciani

- Presentazione del Dizionario gramsciano, Sala delle colonne di Palazzo Marini, Camera dei Deputati, (Roma, 20 maggio 2010) di Tonino Bucci

- Gramsci tra filologia e storiografia (Pavia, 23 marzo 2010) di Lucia Mancini

-  L'uomo di Turi (Roma, 4 maggio 2009) di Sandra Dugo

- Ricordo di Antonio A. Santucci a 5 anni dalla scomparsa di Lelio Laporta

- Gramsci in Asia e in Africa (Cagliari, 12-13 febbraio):

La cosmopoli di Gramsci antidoto al leghismo di Giorgio Baratta (relazione di apertura)

Gramsci in India: i Subaltern Studies (relazione di Marianna Scarfone)

- Lettera di un gruppo di intellettuali sulla "crisi italiana"

- Gramsci e il Venezuela (Roma, 3 aprile 2008) di Manuela Ausilio 

- L'attualità del pensiero di Antonio Gramsci (Brescia, febbraio-marzo 2008) di Luca Mirabelli

- Il nostro Gramsci  (Torino, 8-9 novembre 2007) di Francesca Chiarotto

- Antonio Gramsci:tra passato e presente (Bari, 29 e 30 ottobre 2007) di Tonino Bucci

 Per ascoltare e scaricare i file audio delle relazioni del convegno e vedere le foto dell'evento, cliccare qui.

Josè Martì, Antonio Gramsci e la cultura universale (Napoli, 25 ottobre 2007) di Elisabetta Gallo

- Il processo non ha fine. Giornata di studi dedicata ad Antonio Gramsci (Torino, 26 maggio 2007) di Francesca Chiarotto

- Gramsci in Calabria (Rende, 9 maggio 2007:1937-2007 Gramsci nel suo tempo, Gramsci nel nostro tempo) di Mario Greco

- III Congresso della IGS (Ghilarza, 5 maggio 2007)

- III Convegno della IGS: Antonio Gramsci, un sardo nel “mondo grande e terribile” (Cagliari-Ghilarza-Ales, 3-6 maggio 2007) di Alessandro Errico, Eleonora Forenza, Chiara Meta

Clicca qui per leggere le relazioni

- Gramsci, le culture e il mondo (Roma, 27-28 aprile 2007) di Elisabetta Gallo

- Gramsci: cultura, educazione, scuola (Torino, 23 aprile 2007) di Giovanna Savant

- Ricordo di Antonio Gramsci a 70 anni dalla scomparsa (Palazzo Montecitorio, Roma, 17 aprile 2007) di Guido Liguori

- Antonio Gramsci e la storia d’Italia: un convegno a Milano (22 marzo 2007) di Marzio Zanantoni

Un convegno sul concetto di egemonia di Chiara Meta

- Presentazione bibliografia gramsciana

- La prosa di Labriola e Gramsci: un convegno a Bari di Chiara Meta 

- «“Il ritmo del pensiero in isviluppo” nei Quaderni del carcere» di Eleonora Forenza

- Ricordo di Antonio Santucci di Guido Liguori

- Dialogo tra Gramsci e Benjamin di Costanza Orlandi

- Immaginare l'Europa nel mondo post coloniale. Gramsci e i sud del mondo di Roberto Ciccarelli

- Il nostro Said di Giorgio Baratta

- Gramsci, Culture and Antropology di Costanza Orlandi 

- Convegno su Gramsci dell'Istituto della Enciclopedia Italiana di Chiara Meta

- Il pensiero gramsciano e il caso del Brasile, Resoconto sui seminari svolti ad Urbino il 16 e 17 maggio 2002 di Alessandro Napoli  

 

Convegno su Gramsci dell'Istituto della Enciclopedia Italiana

di Chiara Meta 

Il 21 novembre 2002 si è svolto a Roma un convegno organizzato dall'Istituto Treccani, in occasione della pubblicazione della voce Gramsci, Antonio (scritta da Giuseppe Vacca) del Dizionario biografico degli italiani [cfr. la recensione dello scritto in questo sito, nella rubrica Recensioni].

 Dopo i saluti inaugurali da parte di Francesco Paolo Casavola (presidente dell'Istituto della enciclopedia italiana) e di Mario Caratale (direttore del Dizionario), Giuseppe Vacca ha svolto la prima relazione dell'incontro (Elementi per una biografia), prendendo le mosse dalla constatazione di un dato di fatto: su Gramsci non esiste ancora una biografia completa, tanto meno un'opera in grado di usufruire di tutto il nuovo materiale informativo emerso a partire dal 1989. Partendo dall'intreccio esistente tra acquisizione filologica di nuovi elementi e diverse possibili vie interpretative, il lavoro di Vacca si presenta, più che come un'opera conclusiva in grado di raccogliere tutti i precedenti lavori, come la proposta di un possibile schema per uno studio ancora da scrivere. Nella consapevolezza - che lo stesso studioso ha esplicitato e in qualche modo rivendicato - di essere portatore "di una interpretazione molto marcata e innovativa".

 Il punto di partenza di Vacca è la nota tesi di Togliatti (1958), per il quale anche i Quaderni vanno letti e possono essere intesi solo in relazione con la biografia politica di Gramsci, non interrotta dall'arresto. Dunque nodo centrale della riflessione gramsciana anche in carcere sarebbe la storia e la lotta politica che, secondo Vacca, egli intende proseguire non solo in Italia contro il fascismo, ma anche all'interno del movimento comunista. Non sorprende dunque che tra gli esempi di nuove strade interpretative rese possibili dalle recenti scoperte documentali, il relatore si sia soffermato in primo luogo sulla polemica che nel 1926 oppose Gramsci a Togliatti. Il carteggio completo di quell'anno (a partire da febbraio) tra Togliatti (a Mosca) e l'intero gruppo dirigente comunista italiano getta nuova luce su quello che fino ad oggi veniva letto come uno scontro sulla democrazia di partito, tra il precoce oppositore delle degenerazioni staliniane (Gramsci) e il cinico difensore della realpolitik (Togliatti). In primo luogo i nuovi documenti emersi "discolpano" Togliatti dall'accusa di non aver inoltrato la prima lettera gramsciana del 1926 (fu quella una decisione della segreteria del Pcd'I), in secondo luogo permettono di vedere come il contrasto tra Gramsci e Togliatti non riguardi solo e tanto il tema della democrazia interna al partito, quanto una distanza nel giudizio circa l'analisi della fase attraversata dal capitalismo, riassunta nel concetto di "stabilizzazione relativa", e di conseguenza la strategia del movimento comunista, vale a dire la linea del socialismo in un solo paese. Gramsci e il Pcd'I esitano a considerare valida tale analisi. In carcere, più tardi, la linea interpretativa che il comunista italiano dà della "sconfitta" (in continuità con una riflessione già iniziata a partire dal 1923-4) è radicalmente altra rispetto a quella di Stalin, e verrà approfondita nei Quaderni soprattutto tramite la categoria di rivoluzione passiva (che per Vacca trova la sua genesi proprio nella rimeditazione e ritraduzione raffinata del concetto di "stabilizzazione relativa").

 Altro punto su cui Vacca si è soffermato è quello relativo ai rapporti tra Gramsci in carcere, la famiglia Schucht, il partito italiano e l'Internazionale, già al centro di molti studi e interpretazioni contrastanti. Qui basti dire a questo proposito che Vacca ha affermato che le nuove, recenti acquisizioni permettono di tracciare un profilo di Giulia molto marcato politicamente; una rilettura dei rapporti tra Giulia e Antonio in cui livello politico e piano personale si intrecciano indissolubilmente; la definitiva consapevolezza di come la fiducia di Gramsci in carcere verso Togliatti (si ricordino le lunghe polemiche sulla "strana lettera" di Grieco del 1928) non si sia incrinata prima del 1935-36.

 È utile accostare alla relazione di Vacca quella svolta da Luciano Canfora, anche se tenuta nel pomeriggio, su Gramsci e il movimento comunista. A detta di Canfora, la traiettoria del pensiero gramsciano è tutta interna alla parabola del comunismo internazionale. Lo studioso - dopo aver ricordato le analisi di Trockij al IV Congresso dell'Internazionale (a cui Gramsci prese parte) sulla differenza tra "Oriente" e "Occidente", che certo influenzarono le successive riflessioni del comunista italiano - si è soffermato sul significato della strategia di costruzione del socialismo "in un paese solo" (abbiamo sbagliato previsione, ma non smobilitiamo!) e ha sottolineato come nella lettera gramsciana del '26 vi sia innanzitutto la convinta adesione gramsciana alle scelte politiche e stategiche della maggioranza bolscevica. Per Canfora, tutta la riflessione carceraria rappresenterebbe il tentativo di ripensare la strategia della rivoluzione sulla scorta della sconfitta del movimento operaio, nella acquisita consapevolezza che "la strada è più lunga del previsto", ma anche che i fini "restano gli stessi", sempre a partire dalla capacità di saldare "la salvaguardia del progetto rivoluzionario alla prospettiva della linea del socialismo in un solo paese". In questo modo Gramsci tenterebbe di sfrondare l'internazionalismo socialista dagli elementi vaghi, ancora in esso presenti, e saldarlo alle esigenze di carattere nazionale, dando vita a quell'"internazionalismo realistico" che troviamo nei Quaderni. 

La chiave interpretativa di Canfora, che sottolinea la forte centralità dell'esperienza sovietica nell'elaborazione di Gramsci, nel corso del dibattito è stata criticata da Vacca in quanto, a suo dire, essa non renderebbe conto della specificità della posizione gramsciana nel panorama del marxismo europeo. Accanto alle tradizionali tre posizioni che si confrontano ai vertici del comunismo internazionale (Stalin, Trockij, Bucharin), fin dagli anni venti-trenta ve ne sarebbe un'altra, quella incarnata - pur in modi parzialmente diversi e accidentati - da Gramsci, da Togliatti e dai comunisti italiani. In particolare Gramsci in carcere considererà l'Unione Sovietica come forza storica subordinata rispetto a chi (il capitalismo americano) sta dirigendo il processo mondiale: torna la centralità della categoria di "rivoluzione passiva".

 Le altre relazioni della mattina sono state quelle di Gennaro Sasso e di Giorgio Sola. Gennaro Sasso si è occupato di Gramsci e l'idealismo italiano, proponendo un approccio più speculativo e meno storico-politico (Vacca) al marxismo dell'autore dei Quaderni. Egli ha compiuto una breve ricognizione della possibili influenze che "l'idealismo tedesco, soprattutto di matrice hegeliana, e più specificamente quello italiano (Croce e Gentile) esercitarono sulla formazione giovanile di Gramsci". Senza mettere in discussione il ruolo che Croce ebbe nel processo formativo gramsciano, Sasso ha polemizzato con quanti (in particolare Del Noce) hanno insistito sull'importanza che Gentile avrebbe avuto in questo ambito.

 Vale la pena accennare che, per quanto riguarda Croce, nell'intervento introduttivo al convegno, Francesco Casavola si era già soffermato sull'importanza che il concetto di "religione civile di Croce" ebbe per Gramsci. Anche Gramsci ritiene che la filosofia hegeliana sia lo spartiacque fondamentale tra la preistoria e la storia (intesa come crescita della consapevolezza collettiva) dell'umanità, poiché alla religione della trascendenza Hegel aveva sostituito la filosofia dell'immanenza, capace di far riguadagnare una valenza concreta e mondana all'esistenza umana. L'immanentismo crociano e il suo conseguente laicismo sarebbe stato così pienamente assorbito da Gramsci.

 Tale debito nei confronti del crocianesimo, però, a detta di Sasso, non impedisce al Gramsci dei Quaderni di operare una condanna storica del pensiero di Croce, in quanto incarnazione della reazione e della conservazione borghese. Questo discorso vale a maggior ragione, sempre a detta di Sasso, per la valutazione della figura di Gentile: contrariamente all'interpretazione di Del Noce, il quale stabilisce un nesso strettissimo tra l'accentuazione volontaristica dell'azione in Gramsci e l'attualismo gentiliano, Sasso riconduce la seppur originale lettura della dialettica storica di Gramsci nell'orbita del marxismo europeo. In questo modo l'impostazione antideterministica del marxismo, comune anche all'idealismo italiano, si inscrive comunque all'interno dei rapporti dialettici che intercorrono tra piano strutturale e sovrastrutturale, rifuggendo da ogni atteggiamento riduttivistico dei due termini, mentre l'idealismo tenderebbe comunque a privilegiare l'apporto dell'elemento ideologico nella vicenda storica. 

Per questo motivo la filosofia della praxis gramsciana, è certamente una filosofia della storia, la cui matrice però è in Marx e non in Gentile, in quanto essa stessa si presenta come una "teoria delle contraddizioni e non come un occultamento di esse, come vuole l'idealismo, il quale tende a dileguare le opposizioni nella sintesi suprema dello spirito".

 Nell'ultima comunicazione della mattina Giorgio Sola si è occupato di Gramsci e gli "elitisti", intendendo il rapporto con autori quali Pareto, Mosca, Michels e anche Weber, il pensiero dei quali, a suo dire, avrebbe contribuito in modo fondamentale all'elaborazione della "teoria politica gramsciana". Per Sola, tra gli strumenti di rivitalizzazione della filosofia della praxis Gramsci proporrebbe anche un recupero dell'aspetto "teorico" della politica, il cui referente non sarebbe più solamente il marxismo. Il repertorio allora andrebbe dagli elementi di scienza politica di Mosca (i quali andrebbero però depurati dagli aspetti "positivistici" in esso ancora presenti), alle "leggi di regolarità" di Pareto, fino ad arrivare al rapporto contraddittorio con Michels, di cui utilizzerebbe alcune osservazioni, giudicate ancora troppo empiriche, riguardanti il rischio di generalizzazione burocratica presente nei partiti di massa. La sfida di Gramsci, a fronte di questa "deterministica" posizione di Michels, sarebbe quella di dimostrare, tramite una scientifica teoria della rivoluzione, come nel socialismo non necessariamente esista il rischio di una inevitabile degenerazione burocratica.

 Nella seduta pomeridiana, oltre alla relazione di Canfora, di cui si è detto, si sono avute le relazioni di Giuseppe Galasso e di Chiara Daniele. Giuseppe Galasso si è soffermato sul tema Gramsci e la storia d'Italia, affermando che l'interesse "genetico" volto alla storia d'Italia è presente in tutti i quaderni e risulta funzionale alla "contestualizzazione storica" della teoria rivoluzionaria. In particolare Gramsci è attento all'evoluzione dello Stato e della società italiana a partire dalla costituzione unitaria; in questo quadro, sempre per Galasso, la condanna del Risorgimento non avrebbe il sapore di una condanna "ideologica" di quel momento storico, bensì di quella specifica situazione politica che si determinò all'interno delle forze democratiche, le quali, soprattutto per quanto riguarda il Partito d'Azione, non furono in grado (per motivi interni, di intrinseca debolezza, ed esterni, l'egemonia esercitata dai moderati di Cavour) di farsi interpreti del processo unitario. La mancanza di un'unificazione democratica in Italia ha talmente condizionato le successive vicende storiche che Gramsci si spinge "ad ipotizzare una continuazione istituzionale tra le tendenze più retrive e conservatrici dell'Italia liberale e l'avvento del fascismo.

 Il convegno si è concluso con la relazione di Chiara Daniele, la quale ha illustrato il progetto, ancora in progress, ma già in via di realizzazione (le prime uscite sono previste per il 2004), dell'edizione nazionale delle opere di Gramsci. L'edizione si preannuncia suddivisa in tre grandi sezioni: le opere pre-carcerarie, l'epistolario, i Quaderni.

 Per quanto concerne la prima, il curatore, Leonardo Paggi, ha ritenuto opportuno suddividerla in alte tre sezioni tematiche che siano in grado di cogliere l'evoluzione interna al pensiero "giovanile", proprio in relazione allo svolgersi delle vicende biografiche. Ci sarà così una raccolta di scritti dedicati al primo periodo dell'esperienza giornalistica compresa tra il 1913 e il 1918; un secondo gruppo di scritti, riguardanti il periodo dal 1919 al 1922, avrà il compito di evidenziare il momento ascendente (l'Ordine Nuovo) e successivamente discendente del movimento operaio, in seguito all'affermazione del fascismo. L'ultima raccolta degli scritti precarcerari si occuperà dei temi riguardanti non solo il consolidamento del fascismo, ma anche il problema della posizione gramsciana nel quadro del comunismo internazionale, ivi compresa la questione del "socialismo in un solo paese".

 Il secondo gruppo tematico riguardante la raccolta dell'epistolario, la cui organizzazione è affidata a Chiara Daniele, tenta di offrire una documentazione il più possibile completa della produzione gramsciana. Se infatti inizialmente si era pensato di privilegiare, in questa sezione tematica, solo il carteggio dal 1908 al 1926, vale a dire unicamente il periodo precarceraio, successivamente si è pensato ad una pubblicazione "integrale", comprendente anche i carteggi del periodo carcerario. Si dovrebbero così trovare in questa sezione tutte le lettere di e a Gramsci disposte in ordine puramente cronologico (comprese alcune missive inedite di Gramsci alla famiglia, di Giulia e Tania e di Piero Sraffa, al proposito del quale la Daniele ha anche affermato che i nuovi ritrovamenti documentari tendono a cancellare l'immagine dell'amico ricco che soccorre Gramsci in carcere per aprire nuovi interrogativi sulla militanza dello stesso Sraffa nell'ambito del movimento comunista internazionale).

 L'ultima sezione ha avuto il compito non di raccogliere per la prima volta un materiale finora eterogeneo (basti pensare alla felice riuscita dell'edizione critica dei quaderni del 1975, curata da Gerratana), ma quello eventualmente di "aggiornare", alla luce anche delle nuove acquisizioni filologiche, un'opera di per sé ancora valida. Il curatore, Gianni Francioni, propone un'edizione tripartita, suddividendo i Quaderni in "miscellanei", "tematici" e "di traduzioni". Le novità maggiori riguarderanno l'edizione di quei quaderni "multipli", che cioè Gramsci ha sdoppiato o tripartito per ovviare alla mancanza di quaderni su cui prendere appunti che voleva mantenere distinti. In questi quaderni l'ordine materiale non corrisponde all'ordine di stesura. I blocchi verranno dunque "smontati" e collocati in successione cronologica di stesura (senza interventi interni ai blocchi, sembra di capire).
 
 
 
 

Il pensiero gramsciano e il caso del brasile
Resoconto sui seminari svolti ad Urbino il 16 e 17 maggio 2002 

di Alessandro Napoli
 
 

Gramsci, un uomo gracile, malaticcio, che però ha saputo dare al mondo un grandissimo impulso. Forse non si pecca eccessivamente di retorica nell’affermare questo; infatti il grande autore sardo ha caratterizzato enormemente il pensiero politico mondiale in un momento di difficoltà personale (la maggior parte delle sue riflessioni sono state scritte in carcere) e di difficoltà istituzionali (quando Gramsci ha elaborato il suo pensiero in Italia c’era il fascismo).

Ogni persona che si definisce progressista non può fare a meno di conoscere e attuare gli insegnamenti che Antonio Gramsci ci ha lasciato; l’International Gramsci Society ha il compito di studiare, diffondere e interpretare (in fase attuativa) il pensiero gramsciano, compatibilmente con lo status quo di oggi.

In occidente, e in particolare nella sua nazione di origine, il pensiero gramsciano non è molto tenuto in considerazione, soprattutto nella fase della prassi di quella dialettica teoria-prassi caratteristica di ogni pensiero marxista. Nelle giornate dedicate al pensiero gramsciano che si sono tenute ad Urbino il 16 e 17 maggio 2002 si è cercato di capire come oggi, questa impostazione, caratterizzi la cultura progressista di Paesi che soffrono la globalizzazione. Questo lavoro è sia un excursus dei convegni e del dibattito tenuto nell’ateneo marchigiano sia l’analisi della realtà brasiliana in relazione alle grandi problematiche del pensiero gramsciano.

Relatori dei due seminari e del dibattito svolti ad Urbino sono stati Giorgio Baratta (docente di storia della filosofia morale ad Urbino), autore del film “New York e il mistero di Napoli” con Dario Fo, e Giovanni Semeraro (docente di filosofia all’università fluminense ­- Rio de Janeiro - Brasile), esponente dell’International Gramsci Society.

La manifestazione tenuta ad Urbino ha avuto per titolo “il pensiero critico e l’America latina” e la discussione aperta con il primo seminario ha portato subito a due elementi fondamentali: il ruolo del pensiero critico nella dicotomia centro(mondo occidentale)-altro(terzo mondo, paesi in via di sviluppo, paesi poveri). E’ emerso che oggi è con il pensiero progressista, antimilitarista e critico che proponeva Gramsci settant’anni fa che la periferia può trovare il suo giusto ruolo nel mondo e sancire quel processo di autodeterminazione, diritto riconosciuto ai popoli e alle nazioni dalla stessa O.N.U., ma forse non attuabile per via dei giochi di potere e di sfruttamento dei paesi occidentali. In secondo luogo è da notare come proprio in quei paesi dove perdere la speranza di una creazione di migliori condizioni di vita diventa un lusso che si instaura e trova un’ottimale espressione il pensiero gramsciano.

Durante il dibattito scaturito in seguito alla visione del film “New York e il mistero di Napoli” sono emersi altri elementi di discussione, legati al pensiero gramsciano. Innanzitutto come già Gramsci allora (ed è evidente anche oggi) riconosceva l’esistenza di quella dicotomia di cui si accennava sopra: New York e Napoli come estremi di quel “centro” e quella “periferia” del mondo, anche se colpisce già nel titolo il termine “mistero”. Secondo Gramsci, elemento meglio spiegato dai relatori, quello che apparentemente è il polo negativo della dicotomia, risulta poi essere invece il centro nevralgico di un continuo movimento; né più né meno quello che oggi è, per esempio, il Brasile.

Successivamente, durante il dibattito articolato scaturito dopo la visione del film del prof. Giorgio Baratta, sono emerse delle relazioni tra il pensiero gramsciano e il movimentismo no global; dai dubbi espressi da alcuni ragazzi a proposito della scarsa riuscita del social forum, il prof. Giovanni Semeraro ha affermato che è possibile oggi continuare su questa strada, anche perché sarebbe un grave errore non crederci, soprattutto lì dove l’oppressione farebbe diventare un lusso la fine di ogni lotta sociale. Alla domanda: “Gramsci cosa avrebbe fatto se fosse vissuto oggi?” (domanda a cui è ovvio dare una risposta ben determinata), il prof Giovanni Semeraro ha risposto: “Avrebbe sicuramente appoggiato il movimento…”.

Ma in Brasile come è vissuta realmente la situazione politica odierna e come il pensiero gramsciano qui può dare le sue risposte? A questi interrogativi si può rispondere solo se si ha la conoscenza diretta di una certa situazione; durante i seminari queste domande sono state girate a Giovanni Semeraro. Egli ha analizzato la situazione brasiliana, evidenziando nel corso del secondo seminario (svolto presso palazzo Battiferri il 17 maggio) alcuni elementi di politica interna. 

Innanzitutto sino a vent’anni fa vi era in Brasile una situazione di regime con il 100% di gestione conservatrice della cosa pubblica. In vent’anni l’opposizione progressista ha raggiunto il 30%. Quindi il fatto che, soprattutto nelle zone metropolitane (dove esiste una certa mobilità del pensiero) si siano instaurati certi valori molto vicini al pensiero gramsciano, ha fatto sì che potesse aumentare la circolazione delle idee e il fermento della società civile.

Oltretutto l’inizio di un’opera di pulizia da parte di alcuni pubblici ministeri, che onestamente hanno iniziato e conducono alcune indagini, sta portando ad una sovversione del sistema fortemente capitalista che da otto anni predomina in Brasile.

Il fatto che le idee inizino a circolare, che la società civile sia in fermento, che dal punto di vista istituzionale ci sia una volontà di regolarizzare il sistema, che le tematiche della no globalizzazione stiano radicandosi nella società brasiliana porta ad un certo ottimismo tutt’un ambiente che non crede nelle rivoluzioni miracolose del sistema, ma che crede in un forte mutamento in chiave progressista; riportando quindi l’equilibrio all’interno della dicotomia centro-periferia.

 E’ così che il pensiero gramsciano, attraverso un’opera di rivisitazione in chiave moderna e un’opera di educazione dei popoli dei P.V.S., può attecchire e aiutare tutto il movimento e il fermento nei confronti dei paesi poveri.

Il piccolo e malaticcio Antonio Gramsci è così che oggi può influire sul nostro status quo; disdegnato negli anni ’60 e ’70, epoca di grandi cambiamenti, è pienamente recuperato oggi, epoca di cambiamenti epocali. 

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