Contro l’indifferenza

 

Elisabetta Gallo

 

 

L’antologia di scritti gramsciani Contro l’indifferenza. Antologia per la scuola media superiore (a cura di Lelio La Porta e Giuseppe Prestipino, s.l., Edizioni SEAM, s.d., ma 2008, pp. 100, euro 12) è stata scritta per gli studenti ma un po’ anche con loro, come ci spiega Lelio La Porta: nel liceo di Roma Immanuel Kant dove egli insegna storia e filosofia, a partire da una breve biografia di Gramsci corredata da una serie di testi letti in diretta, il 28 febbraio 2008 viene organizzata una assemblea di studenti a cui partecipano studiosi gramsciani e membri dell’Igs Italia (Guido Liguori, Raul Mordenti, Chiara Meta, Alessandro Errico). Da quell’esperienza nasce l’agile volumetto, concepito per la divulgazione tra chi di Gramsci sa poco o niente.

L’allarme sul fatto che gli studenti italiani ignorino totalmente il pensatore sardo era stato lanciato dallo stesso La Porta l’anno prima, a Ghilarza, in occasione del convegno internazionale dell’International Gramsci Society. A un auditorio cosmopolita di insigni studiosi attoniti, il professore di liceo raccontò che Gramsci veniva confuso in alcuni casi con il Presidente Gronchi, in altri se ne ignorava totalmente l’esistenza; solo i più preparati tra gli studenti inserivano Gramsci nella resistenza antifascista, ma nulla di più. L’intervento voleva evidenziare il concreto pericolo che la figura storica di Gramsci e i suoi testi circolassero tra un’enclave di intellettuali, per lo più accademici, inesorabilmente lontani dal senso comune e marginali nella lotta per l’egemonia culturale. Malgrado gli interventi dei convenuti si fossero spesi per dimostrare l’attualità di Gramsci, la separazione tra approfondimento teorico e pratiche quotidiane rischiava di negarne il fondamento.

A tale sollecitazione si è dimostrato sensibile Giuseppe Prestipino, il quale non si è limitato a curare la parte finale del libro, nella quale si enucleano i fondamenti teorici dei Quaderni del carcere, ma con caparbietà ed entusiasmo ha perseguito il progetto di un’antologia per gli studenti fino alla sua realizzazione.

Il libro presenta nella prima parte una breve biografia di Gramsci, finalizzata a evidenziare le tappe fondamentali della sua formazione intellettuale e politica (la famiglia, la Sardegna campestre e il liceo a Cagliari, l’università a Torino, la sezione del Partito socialista e la redazione dell’ “Avanti!”, l’Internazionale a Mosca, l’occupazione della Fiat, Livorno e il Pcd’I), l’esperienza carceraria e umana, la diffusione del suo pensiero attraverso la pubblicazione dei Quaderni, delle Lettere e delle loro antologie. Gli scritti gramsciani dell’antologia sono tratti soprattutto dalle Lettere dal carcere e dagli articoli dell’ “Avanti!” e di “La Città futura”. L’aver preferito queste fonti ai Quaderni si spiega, a mio avviso, non solo per il loro linguaggio più accessibile, formulato in una situazione comunicativa reale (mentre i Quaderni costituiscono spesso un soliloquio da rielaborare), ma anche per dare concretezza ai momenti raccontati nella biografia, innervando la figura gramsciana di sentimenti e passioni che lo rendano vivo e vicino ai giovani lettori. I testi selezionati parlano della fatica di uno studente, malato, povero ma anche caparbio, brillante ma anche fragile e sofferente; di un padre che non conosce i figli, di un marito innamorato e preoccupato, di un detenuto a cui lo spazio è negato e il tempo sembra dilatarsi e svuotarsi.

Anche nei testi giornalistici selezionati si parla di studenti e di una generazione: quella cresciuta durante la prima guerra mondiale, infarcita di ideologia bellica e di retorica patriottica ma anche di violenza, di odio, di arroganza verso i valori della cultura e della convivenza civile. Una generazione già definita “fascista”, gretta, fronteggiata da una classe insegnante spesso pavida, impotente o totalmente succube perché, a sua volta, svuotata di slancio ideale. In un lungo brano tratto dai Quaderni, Gramsci si sofferma a lungo sulla fatica dello studio, snobbata dagli studenti, sull’importanza dell’autodisciplina e della tecnica; tale “tirocinio intellettuale” è per Gramsci imprescindibile nella costruzione di una autentica democrazia e per un vero progresso intellettuale di massa. Si comprende facilmente che la selezione dei testi guarda all’oggi e ci invita a riflette sulle facili pedagogie, sulla funzione educativa, su quanto sia pericoloso separare l’istruzione dalla formazione e su come l’insegnante spesso veicoli contenuti e strumenti di studio ma anche scopi e motivazioni un’idea di società, a una generazione allo sbando, culturalmente e politicamente.

Se nei testi scelti da La Porta viene tratteggiato il ragazzo e poi l’uomo, il detenuto, il padre, il marito, il militante, “fotografando” un momento di vita vissuta; la presentazione di nuclei fondanti del sistema teorico gramsciano è affidata a Giuseppe Prestipino, il quale non si limita ai temi classici (“Nord e Sud”, “Oriente e Occidente”, “Funzione degli intellettuali”, “Egemonia”, “Riforma intellettuale morale”) ma indica in “Democrazia”, “Libertà”, “Critica allo stalinismo e all’autoritarismo” i riferimenti della riflessione carceraria del pensatore sardo. La stringatissima selezione di testi particolarmente eloquenti dai Quaderni, organizzata in brevi paragrafi e corredata da piccole didascalie esplicative, intende quindi non solo introdurre ma fornire anche una interpretazione e un profilo politico preciso dell’intellettuale sardo. Come tutte le operazioni editoriali di carattere divulgativo, il libro cerca di tratteggiare la figura di Gramsci negli aspetti macroscopici e fortemente caratterizzanti, ma questo significa operare delle scelte e optare per determinate prospettive.

Chi studia Gramsci in modo specialistico, abituato a “radiografare” i singolo lemmi” o a scrivere interi saggi su singoli passaggi dei Quaderni, si rende conto che alfabetizzare al pensiero gramsciano non è un’operazione banale né semplice, che costringe a confrontarsi più da vicino con il senso comune, l’immaginario collettivo, i riferimenti culturali di chi non vive di studio. Forse è proprio vero che, come dice Gramsci, ossessionati dal “difficile”, studiosi e professori rischiano di perdere di vista il “facile”, i fondamenti, i riferimenti sociali di una posizione “di parte” come quella gramsciana.