Masse e intellettuali in Gramsci
Elisabetta Gallo
La
questione della subalternità sociale e culturale delle masse è storicamente e
politicamente intrecciata al problema della costruzione di un gruppo dirigente,
capace di portare avanti il progresso intellettuale di massa e superare lo
stato di emarginazione e soggezione a cui le masse
sono relegate. Questo problema viene affrontato da
Gianni Fresu (Il diavolo nell’ampolla. Antonio Gramsci, gli intellettuali, il partito, Prefazione di
Domenico Losurdo, Napoli, Città del sole, 2005) alla
luce del pensiero gramsciano e di quelli che sono
stati i contenuti del dibattito interno al Comintern
e al partito comunista italiano nel corso degli anni venti, fino all’arresto di
Gramsci.
Il libro si divide in tre parti in base
a una scansione che vuole essere al contempo teorica e storica: la prima
riguarda l’affermarsi del movimento operaio e il radicalizzarsi
delle sue aspirazioni, che coincide storicamente con la rivoluzione bolscevica
e la nascita del Pci’I; la seconda parte riguarda il
successivo confronto tra Tasca, Gramsci e Bordiga rispetto la costruzione del partito in Italia; la
terza tratta della difficile eredità della rivoluzione mancata e la lunga lotta
per l’egemonia, la cui riflessione impegna Gramsci
nella stesura dei Quaderni non più come dirigente di partito ma come
detenuto.
La riflessione è davvero molto ampia e coinvolge problemi
e aspetti differenti ma strettamente connessi: l’esportabilità
della rivoluzione bolscevica e delle sue forme organizzative, il rapporto tra
classi contadine del sud e operaie del nord, l’inadeguatezza del sindacato e del Psi di fronte all’occupazione
delle fabbriche da parte dei Consigli durante il biennio rosso, il rapporto tra
questione culturale e politica nella lotta per l’egemonia contro il dominio
della classe borghese. Il testo illustra come Gramsci
tenti di coniugare prassi e teoria, superando ogni impostazione positivista del
marxismo fin dai tempi dell’organizzazione dei
Consigli, in continuità con quello che Gramsci
scriverà nei Quaderni.
Il cuore della riflessione è indubbiamente occupato
dall’aspro confronto tra Bordiga e Gramsci per la conquista della dirigenza del Pcd’I, conseguente all’antitetica
idea di rivoluzione che animava i due intellettuali. Fresu
riesce a rendere efficacemente lo spirito genuinamente antiborghese ed
antiriformista di Bordiga, la cui ferma avversione ad
ogni forma di «gradualita» rivoluzionaria o di
politica dei «piccoli passi» (troppo simile a quanto
positivisti e riformisti andavano dicendo dalle file del Psi) si basa sulla ferma volontà di non edulcorare ed
indebolire l’antagonismo delle classi subalterne. Una concezione della
rivoluzione processuale e molecolare, su cui insistevano le pagine dell’Ordine
Nuovo, trovano in Bordiga un deciso avversario.
In essa Bordiga vede il
rischio di una deriva borghese, finalizzata a rimandare la rivoluzione ad una
«seconda fase», con il risultato di imbrigliare l’azione rivoluzionaria in
pastoie intellettualistiche. È per non cadere in questa trappola che Bordiga insiste sull’adeguatezza dei quadri di partito
vigenti, rigettando il ruolo di “costruttori” del movimento rivoluzionario da
parte dei Consigli.
La tragica disfatta del movimento rivoluzionario in
Germania e la constatazione che il processo rivoluzionario sovietico dovesse adottare, assieme a quella militare, una strategia
economica (Nep) faranno prevalere nel Comintern la linea destinata a portare Gramsci
alla direzione del Pcd’I. Questo non eviterà la
sconfitta del movimento operaio in Italia ma aprirà la strada a quella che Fresu definisce giustamente «l’ultima sfida di Gramsci: i Quaderni del carcere», di cui si occupa
l’ultima parte del libro intitolata Oltre il «cadornismo».
Essa viene introdotta dalla riflessione di Michels sulla tendenza, tipica di ogni istituzione
rappresentativa, alla separazione dei rappresentanti dai rappresentati: una
separazione graduale ma inesorabile negli interessi, nel linguaggio, infine nel
modo di sentire e di pensare. Benché Gramsci respinga
fermamente la severa riflessione di Michels, rea di
aver assolutizzato storicamente una tendenza
connaturata alle istituzioni borghesi, il problema del rapporto tra dirigenti e
diretti e la tendenza dei primi a separarsi in una sorta di autoreferenzialità rimane drammaticamente aperto nella
riflessione gramsciana. Fresu
propone con forza e profonda convinzione gli argomenti cardine del pensiero gramsciano, esplicitando fin dalle
prime pagine l’obiettivo teorico che il testo si propone di argomentare: la
centralità di un costante impegno dell’intellettuale alla crescita culturale
delle masse e il superamento di un rigido volontarismo nel processo
rivoluzionario. Il libro si sofferma a lungo anche sul pericolo, insito nella
teoria bordighista, di ridurre le masse a semplice
«pedina», inconsapevole ed eterodiretta. Fresu insiste sulla forte sintonia tra una tale concezione della masse popolari e quella tipicamente liberale e
crociata, rispedendo così all’avversario di Gramsci
l’accusa di assimilazione all’intellettualità borghese. Il punto debole del bordighismo è individuato proprio in questa concezione della masse meccanica e passiva. Comprensibili ma egualmente
non condivisibili sono le considerazioni di Bordiga
sul presunto individualismo strisciante nella teoria di Gramsci,
il quale si sarebbe fatto sedurre da un concetto di
individualità antitetico e nemico della soggettività collettiva, protagonista
del processo rivoluzionario. Attento a non concedere nulla alla soggettività
individualista di stampo borghese, Bordiga finisce
col negare persino la possibilità di una coscienza critica nelle masse subalterne, ritenuta da Gramsci
indispensabile al successo della rivoluzione.
Animato da pathos militante e da «sarcasmo appassionato»,
il libro di Fresu sembra rivolgere uno
implicito sguardo allarmato agli eventi presenti e alla attuale crisi di
rappresentanza sottolineando l’attualità dei testi gramsciani,
presentati come possibile antidoto alla perversa tendenza al distacco tra
vertici e base nell’attuale fase della sinistra.
Elisabetta Gallo