Lezioni gramsciane
L’inesauribile
officina dei «Quaderni»
Alberto Burgio
L'officina gramsciana, per fortuna, non subisce i contraccolpi della crisi.
C'è un esercito di studiosi, in Italia e nel mondo, che continuano a lavorare
sul grande lascito teorico di Antonio Gramsci - grande in quantità e qualità -
traendone materiali preziosi per la battaglia culturale, quindi per la lotta
politica. Con buona pace di chi si è già vestito a lutto o sta per traslocare
in cerca di nuove sicurezze o di meno precarie gratificazioni. L'ultimo frutto
di questo lavoro collettivo - e del buon uso della informatizzazione dei testi
- è un vero e proprio monumento al Gramsci carcerario, per il quale siamo grati
ai due curatori e ai sessanta collaboratori che hanno preso parte all'impresa (Dizionario
gramsciano 1926-1937, a cura di Guido Liguori e Pasquale Voza, Carocci, pp. 918, euro 85). Un lessico dei Quaderni e delle
Lettere: perché? e che cos'è? «Questo Dizionario gramsciano
1926-1937 - rispondono Liguori e Voza
- si pone l'obiettivo di ricostruire e presentare al lettore, in termini il più
possibile accessibili, il significato dei lemmi, delle espressioni, dei concetti
gramsciani» e «nasce dalla convinzione che lo stato
dei testi carcerari e la loro storia, il metodo "analogico" seguito
da Gramsci, lo spirito di ricerca e di dialogicità
che li caratterizza, la peculiare "multiversità"
del linguaggio dell'autore e persino l'ingente ed eterogenea mole
interpretativa prodotta fino a oggi rendano tutt'altro che agevole al lettore
comune, e in buona parte anche allo studioso, la comprensione del significato o
della possibile gamma di significati delle "parole di Gramsci"». C'è
quindi in primo luogo un problema di chiarificazione. Poi c'è la vexata quaestio della cronologia interna dei Quaderni, che
non è sempre di lana caprina, perché in molti casi impatta direttamente sulla
struttura logica dei concetti. Insomma Gramsci non è affatto facile, capire il
suo pensiero è sovente un'impresa, ma poiché il suo contributo è
indispensabile, uno strumento come questo è di primaria importanza.
Un supermarket da
evitare
Già sentiamo
l'obiezione dei postmoderni mistici del frammento: così Gramsci è preso in
gabbia! inchiodato alle 629 spine che lo passano ai raggi X! Come se la ricerca
della coerenza interna sotto il vincolo della completezza fosse un optional. Su
Gramsci si è combattuta, specie negli ultimi anni, una guerra che solo di nome
ha riguardato il senso del suo lavoro e che in realtà ha mirato a legittimare
l'arbitrio: il preteso diritto di muoversi nel labirinto dei Quaderni come in
un supermarket, scegliendo quel che più va genio e ignorando quanto
ostacolerebbe il reclutamento di Gramsci tra le file dei postcomunisti, degli
anticomunisti, dei filo-atlantisti e chi più ne ha più ne metta. Ma lasciamo
andare e godiamoci queste 900 pagine di scavo analitico che compensano alla
grande il tempo della loro lettura. Sì, perché questo dizionario è anche un
libro da leggere. Lo si può naturalmente usare secondo la sua destinazione
primaria, come una bussola per la navigazione (non in alternativa, ma in
aggiunta all'indice analitico dell'edizione Gerratana,
del quale è un prezioso complemento). Ma può servire anche per costruire nuovi
percorsi virtualmente infiniti, reti concettuali suggestive e feconde.
Impiegando, in prima battuta, i rimandi che collegano le diverse voci, ma anche
costruendo nessi, sfruttando echi e ricorrenze. Facciamo solo un esempio, per
spiegarci. Prendiamo tre voci esemplari (rapporti di forza, società civile e
Stato), esemplari non solo per la rilevanza dei temi e la loro centralità nella
trama teorica dei Quaderni, ma anche per la qualità delle voci: il loro equilibrio
e rigore filologico, la loro chiarezza e densità concettuale.
Un pensiero in
movimento
Il percorso analitico
sui «rapporti di forza» (concetto che Gramsci focalizza in una fondamentale
nota del quaderno 13) ne mette perfettamente in rilievo la funzione critica
(nei confronti degli schemi economicistici del marxismo volgare) e il connotato
dinamico (tutto, nella totalità «politico-storica», è movimento e mutamento, in
un flusso continuo di forze che si plasmano a vicenda e interagiscono sul
terreno sociale, sul piano politico e in àmbito
internazionale). Dopodiché, scandagliando l'articolazione del concetto, la voce
rimanda a un ventaglio di lemmi e sintagmi, per così dire esplodendo. Scienza
della politica, Machiavelli, soggettivo, volontà, catarsi, Lenin, Prefazione
del '59, nazionale-internazionale. E naturalmente, in
primis, società civile e Stato. Da qui, ripartendo, si penetra nel cuore stesso
della visione politica che prende corpo nei Quaderni e nella quale «società
civile» designa, innovando il lessico tradizionale, il luogo privilegiato
dell'attività politica informale, quindi dell'egemonia, mentre «Stato» si
biforca declinandosi in un significato stretto (come sinonimo di «società
politica», sede delle istituzioni del comando, della coercizione, della
burocrazia e dell'amministrazione) e in un'accezione larga (anch'essa del tutto
originale), come terreno complessivo della sinergia tra direzione (egemonia e
consenso) e dominio (forza). Anche in questi casi le voci corrono puntuali per
un territorio impervio, chiamando in causa innumerevoli altre parole-chiave:
intellettuali, liberismo, diritto, funzionario, blocco storico, guerra di
posizione, rivoluzione passiva, Oriente-Occidente... Basta: non occorre
moltiplicare gli esempi. Piuttosto, fermiamoci ancora un istante sulla
struttura dell'opera e su quanto essa rivela. Non sorprende che delle 629 voci
(129 delle quali dedicate a nomi propri: persone, Stati e luoghi geografici,
soggetti politici, istituzioni ed epoche storiche) gran parte delle più corpose
attengano alla politica (analisi e teoria). Ma è interessante che gli insiemi
semantici di maggiore entità concernano, in questo campo, la guerra e la
rivoluzione. Così come è degno di nota che, considerata insieme alle voci
correlate (marxismo, materialismo storico e Prefazione del '59), quella su Marx sia di gran lunga la voce più ampia tra quelle
dedicate a nomi di persona. Il plesso concettuale più esteso attiene
all'americanismo, direttamente tematizzato anche nelle voci americanismo e
fordismo, fordismo e taylorismo. Segue a ruota filosofia, con i corollari
filosofia classica tedesca, filosofia della praxis e
filosofia speculativa.
Inutile pedanteria
Un particolare merito
è l'aver focalizzato alcune espressioni tipiche della lingua di Gramsci (tra
cui concio della storia, molecolare, ritmo del pensiero) che di rado hanno
riscosso l'attenzione che meritano. Se vogliamo individuare, per contro, un
difetto, si può forse lamentare (oltre all'assenza di voci che ci si sarebbe
aspettate, come civiltà, Mussolini, Napoleone III e, soprattutto, rivoluzione
russa) un certo feticismo terminologico, per cui non si trova la voce
sovrastruttura, ma superstruttura, né la voce planismo
o piano (economia di), bensì economia programmatica, col rischio di disorientare
quel «lettore comune» al quale, pure, l'opera si rivolge. Ma insomma, si tratta
del classico pelo nell'uovo, che Gramsci bollerebbe come «pedanteria». Non è
questo l'importante, bensì l'avere finalmente a disposizione un lessico gramsciano affidabile e pressoché completo. Per il poco che
manca (e in attesa che l'informatizzazione dei testi precarcerari
permetta il completamento dell'opera), aspetteremo la seconda edizione.
(da “il manifesto”,
10-01-2010)