Leggere Gramsci
Roberto Ciccarelli
E se provassimo a guardare Gramsci
dall’altro lato dello specchio? Proviamoci perché lì ne riscopriremmo
l’immagine che non restituisce più l’ombra di un pensatore italocentrico,
ma che allo stesso tempo non rinuncia a un rigore
nello studio (anche filologico) e alla ricerca di una nuova strumentazione
d’indagine che ce lo restituisce oggi come l’unico “marxista” che, a parte
Marx, gode ancora a livello planetario di sicura fama. Una fama che ha fatto di
Gramsci uno dei pensatori più contesi nell’ultimo
decennio anche in Italia, assicurano Guido Liguori e Chiara Meta nella loro agile guida bibliografica Gramsci. Guida alla lettura (Unicopli, pp. 111, € 5).
Solo un dato per
capire la permanenza di un pensiero che rimane sempre vitale e anzi si
moltiplica seguendo rivoli non più sotterranei. Nela monumentale Bibliografia
gramsciana dal 1922, diretta da John M. Cammett, Francesco Giasi, Maria Luisa Righi, che
conta attualmente oltre 15mila titoli, di cui quasi
10mila italiani, quasi 300 sono libri interamente dedicati a Gramsci. È in questo universo che
il libro di Liguori e Meta ha scavato, proponendosi
una prima sgrezzatura bibliografica di questo immenso
patrimonio non facilmente accessibile, anche perché tra i gramsciani
“non specialisti”, presentandoci circa 150 titoli di opere di e su Gramsci, ognuno con una rapida scheda, contenente i dati
principali e le tesi fondamentali del libro. Uno scavo che però non è semplicemente
archeologico e imposta invece una strategia di lettura
da parte del lettore curioso o abitualmente sperimentato nella lettura del
vasto continente gramsciano che segue direzioni
diverse: per quel che riguarda le opere di Gramsci:
gli epistolari, gli scritti precarcerari, le diverse
edizioni dei Quaderni, le antologie. Per quel che
riguarda i libri su Gramsci: le biografie, le
“introduzioni”, i collettanei, le monografie.
Proprio sui collettanei,
prodotti spesso dei numerosi convegni che hanno attraversato la penisola anche
nell’ultimo decennio, l’introduzione si sofferma agilmente restituendone
integralmente lo spirito polemico. Nel 1997, ad esempio, in occasione del sessantennale dalla morte di Gramsci
vennero organizzati due convegni internazionali. Il
primo, a Napoli dall’Igs, si soffermò sulla fortuna
di Gramsci a livello internazionale: in Brasile, con Carlos Nelson Coutinho, negli
Stati Uniti con Joseph Buttigieg
o in Gran Bretagna dove il lavoro sui Cultural Studies condotto da Stuart
Hall produsse un’analisi unica sugli effetti egemonici del Thatcherismo
sulla società inglese. Il secondo convegno organizzato a Cagliari dalla
Fondazione Istituto Gramsci raccolse la vasta eco che
Gramsci ha lasciato negli
studi geopolitici e si spinse ad annunciare
l’esistenza di un Gramsci “liberale” che, a parere
degli autori dell’introduzione, disarticolava l’impianto teorico del pensatore
sardo e lo traduceva in una concezione antistituzionale
tendenzialmente “soreliana”.
Altro capitolo del decennio gramsciano appena concluso è la contesa sugli epistolari:
quello ad esempio con la cognata Tania Schucht (Einaudi) curato da Aldo Natoli e
Chiara Daniele, oppure quello con Togliatti (sempre Einaudi, con introduzione di Giuseppe Vacca). Volumi che consentirono di smentire la leggenda storiografica del
rifiuto di Togliatti di comunicare al Comitato
centrale bolscevico la celebre lettera di Gramsci del
‘26, ma anche di ricostruire la drammatica vicenda personale del prigioniero
con la moglie Giulia che viveva a Mosca.
Da un secolo all’altro, Gramsci viene studiato come
linguista e teorico della traduzione (Derek Boothman), come anticipatore di alcuni temi della
geopolitica come l’egemonia ripresi poi da Immanuel Wallerstein e Giovanni Arrighi
(Giorgio Baratta Le rose e i quaderni, Carocci
2003), teorico della storia come “campo d’azione di soggetti collettivi”
(Alberto Burgio, Gramsci
storico , Laterza 2002) sino ad ipotizzare una
nuova datazione dei Quaderni (Fabio Frosini, Gramsci
e la filosofia, Carocci 2003).
Sotto il caos apparente di una
scrittura frammentaria e di una produzione critica pressoché infinita, un Gramsci unico e molteplice da scoprire o da rileggere.