Le due nuove antologie gramsciane, curate da Vacca e da Gervasoni

 

Guido Liguori

 

 

«Antologizzare Gramsci» è sempre stato un problema. Un lascito letterario vasto, alla morte dell’autore rimasto inedito o non pubblicato in volume; un pensiero il cui rapporto con la prassi è stato fortissimo, anche se da taluni – in anni ormai lontani, gli anni del «Gramsci für ewig» – negato e rimosso; l’opera maggiore, scritta in carcere, giustamente definita un laboratorio, un’officina, un labirinto... Leggere Gramsci non è facile. Mettere nelle mani di uno studente o di un neofita sia pure appassionato i Quaderni senza una guida, senza itinerari suggeriti e spiegati, senza una contestualizzazione adeguata, può anche portare allo scoramento o al fraintendimento. E come scegliere fra le centinaia di scritti, dal 1913 al 1926 e oltre, a volte veri saggi, a volte squarci di costume, a volte documenti politici, a volte cronache teatrali o elzeviri da terza pagina?  Per questo oggi, mentre permane la necessità – per chi voglia davvero studiare e approfondire Gramsci – di non prenderlo «in pillole», permane anche per i gramscisti il problema di mettere a punto strumenti antologici che, senza tradirne la complessità di pensiero, vengano incontro al lettore meno esperto e lo aiutino a muovere i primi passi nell’universo gramsciano.

Non è questo il luogo per tentare una storia delle antologie gramsciane, studio propedeutico che pure sarebbe utile per la messa a punto di un’antologia ponderata. Bisognerà fare prima o poi un convegno, un seminario, una riflessione collettiva, su cosa significhi «antologizzare Gramsci». Nella Appendice alla fine di questo scritto ho semplicemente elencato le principali antologie di scritti gramsciani uscite in Italia. Antologizzare Gramsci in un’altra lingua è tutt’altra storia, o almeno lo è stato: solo per le lingue in cui sia disponibile almeno il grosso del corpus letterario gramsciano ha senso porsi il problema in termini analoghi a quelli in cui occorre porselo in Italia. Le antologie che elenco sono principalmente di due specie: tematiche (sulla questione cattolica o meridionale, sul fascismo, sul Risorgimento, su Croce, lettere alla moglie o ai figli, e così via); e complessive, a volte anche con un taglio interpretativo determinato, o in apparenza circoscritte a una tematica, ma tendenzialmente tese a presentare il pensiero gramsciano complessivamente inteso. In alcuni casi sono inerenti solo ai Quaderni, in altri solo agli scritti precarcerari. Per limitarci agli ultimi dieci anni (dal 1997 al 2006), scartate le antologie tematiche, mi sembrano quattro le raccolte più importanti: quella di D’Orsi sugli scritti torinesi, quella di Montanari sui soli Quaderni (con un taglio interpretativo molto accentuato, e da molti criticato); l’antologia di Consiglio e Frosini – ottimo lavoro ma di difficile reperibilità –, solo apparentemente limitata a «filosofia e politica», anche perché parte di un progetto di antologizzazione iniziato nel 1994 con gli scritti di economia e destinato a continuare, nell’originaria intenzione degli autori; infine, l’antologia curata dal compianto Antonio Santucci per gli Editori Riuniti, che di fatto è stata per molti anni l’unica «generalista» effettivamente in commercio, e che qui terremo presente sia perché riguarda «tutti gli scritti» di Gramsci, sia perché è stata ristampata in questo decennale gramsciano e diffusa dall’Unità il 27 aprile (Antonio Gramsci, Le opere. Antologia, a cura di Antonio A. Santucci, pp. 447, euro 7,50). Ma è soprattutto su due opere nuove che voglio soffermarmi: Antonio Gramsci, Nel mondo grande e terribile. Antologia degli scritti 1914-1935, a cura di Giuseppe Vacca, Einaudi, pp. 322, euro 13,00; e Antonio Gramsci, Scritti scelti, a cura di Marco Gervasoni, Rizzoli, pp. 483, euro 14,00. (Non mi soffermo – perché composta da soli quattro testi gramsciani, anche se con un interessante apparato bio-bibliografico – su un’altra «edizione fuori commercio riservata ai lettori de l’Unità», che però segnalo: Antonio Gramsci, Pensare l’Italia, a cura di Giuseppe Vacca, pp. 174, euro 3,50).

In primo luogo va detto qualcosa sull’apparato critico che in queste antologie accompagna i testi gramsciani. Mentre il volume di Santucci manca del tutto di una introduzione, sia il volume di Vacca che quello di Gervasoni hanno un saggio introduttivo. L’Introduzione di Gervasoni non sembra andare al di là di una contestualizzazione della figura del comunista sardo, volta soprattutto a sottolinearne i limiti o gli aspetti considerati «lati oscuri», che per di più non sarebbero «puramente accessori», ma posti «al centro della sua riflessione»: per il curatore «molti aspetti teorici [di Gramsci] sono caduchi», altri erano già sbagliati e pericolosi all’epoca in cui furono pronunciati», anche se «altri ancora però lo rendono un autore capace di cogliere la portata di problemi impellenti nel nostro presente» (p. 22). Lo scritto Per una biografia di Vacca rappresenta invece un tentativo notevole di introdurre il lettore alle problematiche di Gramsci e ai tentativi di risposta da questi avanzati, al di là della condivisibilità delle singole tesi (ad esempio poco chiaro è quello che vi si dice sul tema della distinzione dirigenti-diretti; mentre importante e condivisibile appare la precisazione, non scontata, per cui in Gramsci «la rielaborazione delle categorie analitiche e strategiche mira a riformulare i problemi della “rivoluzione mondiale”, non certo a rinunciarvi»: p. LVI). In aggiunta, il volumetto einaudiano contiene anche una Premessa e una Nota editoriale di Vacca, una Bibliografia e una Cronologia della vita di Antonio Gramsci. Mentre il volume della Rizzoli comprende una Cronologia e una Bibliografia. Per quanto riguarda le note ai testi, il libro di Gervasoni ne è privo, quello di Vacca riproduce l’apparato critico dell’edizione einaudiana, a volte semplificato, a volte arricchito, in considerazione del fatto che quella dell’antologia in genere è una «prima lettura» dei testi di Gramsci. Vacca dunque ha ben presente la difficoltà di offrire al lettore i testi gramsciani privi di un qualche aiuto per la lettura, anche se – una scelta non scontata, viste le dimensioni del volume – questa attenzione si traduce in quasi cento pagine di apparato a fronte di trecento riservati ai testi gramsciani. Poiché nella Premessa Vacca scrive che «trecento pagine per un’antologia degli scritti di Gramsci sono davvero poche», si è di fronte alla tipica coperta che – da qualunque parte la si tiri – risulta sempre troppo corta...

I problemi relativi alla antologizzazione di Gramsci sono diversi per le opere prima e dopo l’arresto. In merito al periodo 1914-1926 l’antologia di Vacca presenta 21 scritti (150 pagine delle circa 300 complessivamente riservate ai testi), quella di Gervasoni 57 (250 pagine contro le 180 riservate ai Quaderni). Ricordiamo che la scelta curata da Santucci  – sempre per quanto concerne il periodo precarcerario – è di 40 scritti (per un totale di 200 pagine, contro le 240 riservate all’antologizzazione dei Quaderni). Scrive Vacca che i limiti di spazio hanno quindi determinato una «scelta drastica»: «Tranne due casi [la lettera per la fondazione dell’Unità e la lettera al Comitato centrale del Partito comunista russo] abbiamo tralasciato l’epistolario» (che in realtà è più che carente in tutte le antologie), mentre del periodo precarcerario sono stati scelti «i testi più significativi del modo in cui Gramsci ha incontrato, vissuto e messo a fuoco gli eventi principali del suo tempo» (p. VI). Questo criterio ha portato a non includere scritti che in genere non mancano (e personalmente penso non dovrebbero mancare) in una antologia «di base» dedicata a Gramsci. Penso ad esempio ad articoli come Socialismo e cultura, Indifferenti, Note sulla rivoluzione russa, La taglia della storia, ma anche, nel 1926, la lettera a Togliatti che fece seguito alla lettera al Cc russo. Compare, è vero, qualche scritto interessante spesso ignorato, come I cattolici italiani (1918), o gli estratti dalle Tesi di Lione; ma in genere si può dire che la scelta è troppo ristretta per poter dare conto in modo valido e del percorso del Gramsci precarcerario, e del ventaglio di temi, culturali e politici, che scandiscono tale percorso. Molto più numerosi gli scritti scelti da Gervasoni, tra i quali si segnala un articolo importante del 1923, Che fare?, o Un esame della situazione italiana (dell’agosto 1926), non presenti ad esempio nella pur ottima scelta (specie per il periodo anteriore all’arresto) operata da Santucci dieci anni orsono e ora ristampata. Mancano però nel libro Rizzoli tutti gli altri scritti (fondamentali) del ’26: non solo le Tesi di Lione, ma lo scambio epistolare con Mosca e con Togliatti, nonché il saggio sulla «quistione meridionale». In un volume di 487 pagine, sono assenze inspiegabili e ingiustificabili. 

Se antologizzare il Gramsci precarcerario è opera non facile soprattutto in relazione allo spazio disponibile, antologizzare i Quaderni è il vero punto dolente, rispetto a cui a mio avviso non solo non si è ancora trovata una soluzione valida, ma su cui neanche è stata tentata una riflessione adeguata. Il miglior esempio a proposito resta il volume curato da Consiglio e Frosini sopra ricordato, anche se può far discutere (ci sono i pro e i contro) la scelta dei due curatori di privilegiare nettamente i Testi A. Riguardo alle antologie di cui ci stiamo occupando, Gervasoni opera una scelta nell’ambito di cinque soli quaderni (10, 11, 13, 19, 21). Vacca invece – mischiando un criterio «cronologico» a un criterio tematico – rischia di generare una certa confusione, e le perplessità aumentano dinanzi alla decisione di «raggruppare i brani scelti dai “quaderni speciali” in capitoli»: tali brani si presentano al lettore con titoli redazionali, e senza rimandi che permettano di risalire al luogo dei Quaderni da cui sono stati estrapolati. A questo punto risulta migliore la scelta (pur semplicistica) di Santucci, che aveva presentato le note carcerarie (tutti Testi C) scelte in ordine «cronologico» progressivo, divise per quaderno.

Ma – così mi sembra lecito concludere – su questa materia molto difficile (come sia possibile antologizzare adeguatamente i Quaderni senza tradirne lo spirito e la complessità labirintica ma non disorganica) bisognerà tornare a riflettere adeguatamente. Un’antologia? Cerchiamo ancora, verrebbe da dire.

 

 

Appendice.

Le principali antologie gramsciane uscite in lingua italiana:

 

- Il Vaticano e l’Italia, a cura di Elsa Fubini, Prefazione di Alberto Cecchi, Editori Riuniti, 1961, pp. 130.

- Antologia degli scritti, a cura di Carlo Salinari e Mario Spinella, Editori Riuniti, 1963, pp. 250.

- 2000 pagine di Gramsci, a cura di Giansiro Ferrata e Niccolò Gallo, Il Saggiatore, 2 voll., 1964, pp. 841+480.

- Elementi di politica, a cura di Mario Spinella, Editori Riuniti, 1964, pp. 136.

- La questione meridionale, a cura di Franco De Felice e Valentino Parlato, Editori Riuniti, 1966, pp. 160.

- L’albero del riccio, Editori Riuniti, 1966, pp. 117.

- Scritti politici, a cura di Paolo Spriano, Editori Riuniti, 1967, pp. 869.

- Sul Risorgimento, a cura di Giorgio Candeloro, Editori Riuniti, 1967, pp. 134.

 

- Sul fascismo, a cura di Enzo Santarelli, Editori Riuniti, 1974, pp. 451.

- La formazione dell’uomo, a cura di Giovanni Urbani, Editori Riuniti, 1975, pp. 767.

- Arte e folclore, a cura di Giuseppe Prestipino, Newton Compton, 1976, pp. 269.

 

- Favole di libertà, a cura di Elsa Fubini e Mimma Paulesu, Vallecchi, 1980, pp. 164.

- Forse rimarrai lontana. Lettere a Iulca, a cura di Mimma Paulesu Quercioli, Editori Riuniti, 1987, pp. 258.

- C’era una volta. Le più belle favole dei fratelli Grimm, a cura di Elsa Fubini e Mimma Paulesu, 1987, pp. 161.

- Il rivoluzionario qualificato. Scritti 1916-1925, a cura di Corrado Morgia, Delotti, 1988, pp. 209.

 

- Il giornalismo, Editori Riuniti, 1991, pp. 61.

- Croce e Gentile, Editori Riuniti, 1992, pp. 177.

- Dante e Manzoni, Editori Riuniti, 1992, pp. 86.

- Folclore e senso comune, Editori Riuniti, 1992, pp. 59.

- Pirandello Ibsene il teatro, Editori Riuniti, 1992, pp. 69.

- Il lorianismo, Editori Riuniti, 1992, pp. 70.

- Machiavelli, Editori Riuniti, 1992, pp. 125.

- Caro Delio caro Julik, Editori Riuniti, 1992, pp. 60.

- La letteratura popolare, Editori Riuniti, 1993, pp. 93.

- Grammatica e linguistica, Editori Riuniti, 1993, pp. 53.

- Scritti di economia politica, a cura di Franco Consiglio e Fabio Frosini, Bollati Boringhieri, 1994, pp. 210.

- Disgregazione sociale e rivoluzione. Scritti sul Mezzogiorno, a cura di Francesco M. Biscione, Liguori, 1996, pp. 336.

- Piove, governo ladro! Satire e polemiche sul costume degli italiani, a cura di Antonio A. Santucci, Editori Riuniti, 1996, pp.

- Le opere. La prima antologia di tutti gli scritti, a cura di Antonio A. Santucci, Editori Riuniti, 1997, pp. 447.

- Filosofia e politica. Antologia dei «Quaderni del carcere», a cura di  Franco Consiglioe Fabio Frosini, La Nuova Italia, 1997,pp. 285.

- Pensare la democrazia. Antologia dai «Quaderni del carcere»,  a cura di Marcello Montanari, Einaudi, 1997, pp. 370.

- La religione come senso comune, a cura di Tommaso La Rocca,  Presentazione di Giuseppe Vacca, Est, 1997, pp. 252.

- Critica letteraria e linguistica, a cura di Rocco Paternostro, Lithos,  1998, pp. 434.

 

- La nostra città futura. Scritti torinesi (1911-1922), a cura di Angelo d’Orsi, Carocci, 2004, pp. 365.

- Il lettore in catene, a cura di Andrea Menetti, Carocci, 2004, pp. 143.

- Pensare l’Italia, Profilo biografico e cura di Giuseppe Vacca,  edizione fuori commercio riservata ai lettori de l’Unità, 2007, pp. 174.

- Ai figli. Lettere dal carcere, Camera dei deputati, pp. 42 (edizione fuori commercio).

- Le opere. Antologia, a cura di Antonio A Santucci, edizione fuori commercio riservata ai lettori de l’Unità, 2007, pp. 447.

- Nel mondo grande e terribile. Antologia degli scritti 1914-1935,  a cura di Giuseppe Vacca, Einaudi, 2007, pp. 322.

- Scritti scelti, a cura di Marco Gervasoni, Rizzoli, 2007, pp. 487.