Si tratta di una
sorta di catalogo ragionato delle iniziative messe in
campo in alcuni paesi della Sardegna (Austis, Ulassai, Ghilarza, e altri
ancora), nel corso del settantesimo anno dalla morte di Gramsci.
Un catalogo però sui
generis, ricco di pagine suggestive, che offrono abbondante materia
di riflessione su come intendere e interpretare concretamente l’“attualità” di Gramsci nella sua terra, «in contrappunto» con il mondo
contemporaneo. Libro di suggestioni ed emozioni, anche intense, che
scaturiscono da una seria e intelligente lettura delle pagine del pensatore
sardo e i cui esiti, per dirla con le parole dello
stesso Gramsci, sono il risultato della «fantasia
concreta» e «creatrice», capace di esprimere il nuovo senza mai dimenticare
l’antico.
L’ossatura
del volume è costituita di tre parti: Gramsci tra noi; Una scuola itinerante; Per un nuovo senso comune. Il tutto preceduto dai testi di una immaginaria corrispondenza epistolare tra Eric Hobsbawm e l’intellettuale
sardo e da un altrettanto fantasioso dialogo tra Maria
(Lai) e Antonio (Gramsci). Pagine
tra passato e presente da cui scaturisce un dialogo concreto e imprevedibile.
Emerge fin da subito la trama di una tessitura che informa l’intero volume. Un primo lavoro d’incastro in cui le tessere di un presente
riflessivo provano a connettersi con le “pietre” originali del pensatore
sardo.
La prima parte - Gramsci tra noi - raccoglie testi letterari,
poesie, canti di autori sardi (Nereide Rudas, Peppino Marotto, Salvatore
Mannuzzu e Maria Lai),
intercalati da brevi scritti di Gramsci e da una
preziosa testimonianza del nipote Antonio Gramsci jr.
Se uno degli aspetti fondanti del
pensiero gramsciano è l’impronta educativa, costruita
sul costante confronto tra le idee per ridurre la distanza tra gli
intellettuali e i “semplici”, ecco che la seconda parte del volume (Una
scuola itinerante), fornisce pregevoli esempi concreti - facilmente
applicabili ed esportabili in tanti altri luoghi d’Italia e del mondo - di
«seminari di formazione»: dialoghi, riflessioni e confronti critici intorno a
temi esiziali del mondo contemporaneo:
-
i beni e le terre comuni. Ragionando prima della dimensione locale (la vendetta barbaricina) e osservando come quell’istituto
fu il prodotto di determinate condizioni storiche e sociali, oggi irriproponibili, si giunge a considerazioni circa il bene
comune nella contemporaneità, in Sardegna e nel mondo. Aspetto
poi ripreso con il secondo tema;
-
l’acqua nella società attuale Usi, abusi e disusi di un bene di primaria importanza
per l’intero pianeta. Il diritto di accesso all’acqua
per i bisogni vitali di ciascun individuo è un diritto fondamentale pressoché
assente nel sud del mondo. Le spese della raccolta-conservazione-distribuzione
di questo bene così necessario sono «costi sociali comuni che devono essere
sostenuti dall’intera collettività». Un tema quindi inter-generazionale
per il futuro del pianeta e della specie, di cui i bambini rappresentano il
bene più prezioso e più fragile;
-
i nostri bambini. Vi sono numerose pagine di Gramsci che
affrontano questo argpmento.
Non solo nelle lettere ai figli, ma in articoli e in note
carcerarie dove emerge il suo piglio di pedagogo-educatore. In brevi ma
densi contributi, la sezione offre una quantità di stimoli che si concludono con la riproposta di un vecchio scritto di Gianni
Rodari: la sua «fantasia concreta e creatrice»
pennella in una paginetta la storia di Giacomo di
cristallo. Prendendo spunto dalle vicende biografiche di Gramsci, Rodari propone a un pubblico bambino la fiaba dell’uomo di cristallo, con
la sua verità trasparente e visibile a tutti, «più forte di qualsiasi cosa, più
luminosa del giorno». Nessun tiranno riuscirà mai a
oscurarla..
L’ultima parte, Per un nuovo senso comune,
riprende con più spessore teorico i temi affrontati nei «Seminari di
formazione» attraverso i contributi di Meloni, Baratta, Ferrara e Zoletto, che intrecciano interessanti considerazioni su
beni comuni, acqua e bambini. Ragionando sulla dimensione locale tra passato e
presente, emerge in tutta evidenza lo sforzo per ricostruire «un’identità
locale collettiva, di un nuovo senso comune». Ma i temi affrontati
rimbalzano dal locale al globale e proiettano il
pensiero gramsciano, appunto, «dalla Sardegna al
mondo» con due contributi su Brasile e Venezuela.
A Guido Melis
sono affidate le note conclusive. Egli mostra come la
concretezza del pensiero di Gramsci non faccia
più discendere la politica dal «cielo astratto della teoria, ma [viene
costituendosi] giorno per giorno nell’analisi anche minuta delle mille
contraddizioni della realtà». Il risultato finale del Quaderno è un libro ricco di stimoli esportabili ovunque, con un
pizzico di «fantasia creatrice» Quella che Gramsci ha
fatto propria nei diversi capitoli della sua esistenza. Quella
che oggi è richiesta alla nostra intelligenza.