Una ghilarza per Augusta

 

 

E’ deceduta il 15 marzo Augusta Miscali, presidente di Casa Museo Gramsci di Ghilarza

 

 

Con una “padrona di casa” come Augusta, mi sentivo, tutti ci sentivamo, come in famiglia. Augusta è riuscita a comunicare a me e a tanti altri – ancora una volta, e con calore - quel senso di intimità e insieme di internazionalità, di naturalità e insieme di storicità, di razionale passione o razionalità appassionata, di cui io personalmente avevo avuto modo di sentire il fascino e lo spessore, quando per la prima volta varcai la soglia della Casa Gramsci di Ghilarza nel 1987.

Con le amiche e gli amici del Direttivo abbiamo coniato la metafora - che ad Augusta piaceva tanto - di Ghilarza quale cuore pulsante dei gramscisti di tutto il mondo. Si era nella primavera 2006, dopo una riunione emozionante, con dirigenti della Casa Natale di Ales, dell’Istituto Gramsci di Sardegna, ed altri, che approvò la proposta della International Gramsci Society di organizzare, per il settantesimo anniversario della morte di un “sardo cittadino del mondo grande e terribile”, un’iniziativa internazionale itinerante di memoria viva, tra Ghilarza, Ales e Cagliari, come avevamo fatto nel 1991, anno della costituzione dell’Istituto Gramsci. In quell’occasione il nume tutelare del gramscismo internazionale, Valentino Gerratana, aveva espresso un pensiero delicato: Siamo qui per salutare le ghilarze di tutto il mondo.

Augusta Miscali amava molto i fiori. Mi è rimasta impressa la gioia tutt’altro che convenzionale che il suo volto irradiò quando le portai un mazzo di rose, ospite con mia moglie di lei e di Salvatore, e dei figli Sergio, Sandro, Paolo, Francesco, questi maschiacci, così cari. Nel privato ella era di una semplicità raffinata ed accogliente; lo era anche nel pubblico, anche se in modo diverso.  Forse è più giusto parlare di amore della semplicità, che richiedeva qualità molto complesse, che lei aveva e trasmetteva agli altri: un rigore senza indulgenze, un afflato educativo ricco e generoso, un’attitudine spiccatamente organizzativa, efficiente ma senza autoritarismi. Credo che l’incontro istituzionale con Casa Museo Gramsci, che sboccò nella sua Presidenza, per lei che si era laureata con una tesi su “Gramsci e il Risorgimento” e ha sempre mantenuto un interesse vivo e personale per il pensiero e l’immagine del suo grande concittadino, sia stato un alimento prezioso e profondo della sua vita morale e intellettuale, dedicata a una riforma democratica del senso comune.

Durante il carnevale dello scorso anno si svolse a Torre Aragonese un evento che Augusta volle e promosse fortemente: una serata dedicata al percorso “Sardegna – Sertão” (regione emblematica del Nord-est del Brasile). Assieme a Maria Lai e Pinuccio Sciola, ad intellettuali ed artisti ghilarzesi del canto e della danza, fu ospite il grande regista brasiliano Nelson Pereira dos Santos, di cui fu proiettato il capolavoro sertanejo del 1963 “Vidas secas”. Il pubblico commentò il film con intensità straordinaria, perché – molti dissero – sembrava “girato in Sardegna”. Tornato a Roma, in una manifestazione pubblica di alto rilievo, Pereira disse che quella giornata di Ghilarza sarebbe rimasta per lui uno degli “episodi indimenticabili” della sua vita. Telefonai ad Augusta e insieme formulammo l’espressione che da allora è l’orizzonte di un’idea che ha preso corpo nel Centro dell’Isola, a partire dal suo cuore pulsante: “dalla Sardegna al mondo, dal mondo alla Sardegna”.

Salutiamo Augusta con la ghilarza più bella.

 

Giorgio Baratta